Alla scoperta dello scienziato Ettore Majorana

Smentiscono i luoghi comuni, leggono le pagine scritte di pugno dal fisico catanese. Non alimentano la leggenda sulla scomparsa, ma documentano tutti i passaggi della sua vita e della sua attività. Così, all’affollato appuntamento alla Fiera del Libro di Torino, Nadia Robotti e Francesco Guerra hanno presentato il loro volume Ettore Majorana, Aspects of his Scientific and Academic Activities.

Majorana come uomo geniale ma carente di buon senso? Non è vero. Majorana come studioso aristocratico che lavora per sé ma non è interessato alla vita accademica? Solo leggende. Majorana che fuma sigarette su sigarette e scrive formule geniali sui pacchetti che poi getta via? Assolutamente falso. E non sono solo le parole di Nadia Robotti e Francesco Guerra, per quanto appassionate, ad assicurarlo. Ci sono documenti, ci sono ore e ore passate negli archivi, ci sono viaggi nelle biblioteche e nei dipartimenti di Fisica di tutto il mondo a testimoniarlo. Buona parte dei documenti e delle fonti primarie sono ora a disposizione del lettore, che le può trovare in appendice al volume delle Edizioni della Normale Ettore Majorana, Aspects of his Scientific and Academic Activities. Per questo il testo, definito da Vincenzo Cappelletti, presidente della Domus Galilaeana in Pisa e dell’Istituto Italiano di Studi Germanici di Roma, come “il segno della raggiunta maturità della storiografia italiana della scienza”, si pone come “un’opera rigorosa” anche nell’attenersi alla massima di Wittgenstein che suggerisce di tacere laddove gli occhi non arrivano a vedere. Così tacciono gli autori, che si limitano ad accenare al pubblico della Fiera di Torino il loro sospetto che, al momento della scomparsa del fisico, gli amici più cari “sapessero”.

L’attività scientifica ed accademica è quindi al centro del volume, di cui Mauro Giannini, direttore del Dipartimento di Fisica dell’Università di Genova, rivendica, non senza una punta di compiacimento, l’origine scientifica, il suo essere stato pensato e redatto da scienziati, da studiosi appartanenti al mondo dell’accademia e della ricerca scientifica. Numerose, infatti, sono le notizie riportate nel libro che riguardano gli interessi specifici di ricerca dello scienziato, che, pur scomparso molto giovane, ha dato il suo nome ad alcune delle scoperte più imnportanti e, in parte ancora da approfondire, della fisica contemporanea.

Ma era proprio necessario un altro libro su Majorana, si chiedono provocatoriamente gli autori, mentre il pubblico non sembra assolutamente essere sfiorato da questo dubbio. Sì, secondo entrambi e per alcuni buoni motivi. Il primo fra tutti è la necessità di sfatare i falsi miti, più comodi per gli scrittori che veritieri per gli scienziati, secondo cui, ad esempio, Majorana non era interessato a pubblicare i suoi scritti. Robotti e Guerra dimostrano al contrario la voglia di vedersi riconosciute le proprie scoperte da parte del fisico catanese, allegando al volume domande ed richieste di pubblicazione dei suoi studi sulle riviste specializzate. E quanto all’affermazione che si vuole pronunciata da Enrico Fermi, che avrebbe paragonato Majorana a Galileo e Newton , ma gli avrebbe negato di essere dotato di “buon senso”, gli autori avvertono di fare attenzione ai giudizi esterni e soprattuto alle voci più volte riportate e si affidano ai documenti scritti da Majorana, alla sua attività di ricerca e quotidiana che non svela mancanza di buon senso, alla sua volontà di far carriera, ai suoi viaggi in altri dipartimenti, a tuto ciò che di “normale” Majorana ha fatto, al di là delle sue geniali intuizioni.

La ricerca, comunque, continua e Robotti e Guerra non anticipano, ma neanche smentiscono, che un secondo volume possa un giorno spiegare di più. C’è da crederci, visto che lo dicono a poche ore dalla partenza per gli Stati Uniti “per una serie di conferenze, ma anche per una perlustrazione di biblioteche ed archivi da cui ci aspettiamo importanti novità”.

serena wiedenstritt

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