Gian Antonio Stella e la guerra alla burocrazia. Incontri a Palazzo Strozzi, Firenze

Stella

Giovedì 15 gennaio, alle ore 17, a Firenze, nell’Altana di Palazzo Strozzi, Gian Antonio Stella è stato ospite dell’Istituto di Scienze Umane e Sociali della Scuola Normale Superiore. Il giornalista e scrittore vicentino ha parlato di leggi e burocrazia, con il piglio e l’acume che emergono nella sua ultima pubblicazione, Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli. La guerra infinita alla burocrazia, una disamina spietata, irriverente (e per i cittadini sconfortante) di quella piovra tentacolare che è la macchina burocratica italiana. L’incontro con Gian Antonio Stella inaugura una serie di iniziative che vedranno la partecipazione di personalità del mondo dell’economia, della sociologia, degli studi di scienza politica e degli studi umanistici chiamate dal direttore della Scuola Normale, Fabio Beltram, a tenere conferenze di approfondimento nei rispettivi settori a Palazzo Strozzi, sede dell’Istituto di Scienze Umane e Sociali della Scuola. Video conferenza

«Come spiegava Max Weber – si legge in Bolli, sempre bolli, fortissimamente bolli , Feltrinelli, pp. 192, 15 euro) –  “ogni burocrazia si adopera per rafforzare la superiorità della sua posizione mantenendo segrete le sue informazioni e le sue intenzioni. Lo stato cerca di sottarsi alla visibilità del pubblico, perché questo è il modo migliore per difendersi dallo scrutinio critico”. Appunto: perché mai gli alti burocrati dovrebbero aiutare la macchina pubblica a funzionare anche senza di loro? Dove finirebbe il loro potere di interdizione che ha fruttato onori e prebende che un politico non può manco sognare?».

Cercare un movente all’assurda pratica del legiferare oscuro che caratterizza il paese, spiegare quella incontinenza di provvedimenti, emendamenti, decreti di cui sembra non poter fare a meno la macchina statale per autosostenersi è sempre più difficile. Quello degli imbrattacarte (come venivano chiamati da Napoleone) è un mondo fatto di scarsa efficienza, corruzione, linguaggio colmo di tecnicismi incomprensibili, spreco di tempo e di risorse pubbliche: un esercito di “attaccati alla poltrona” (impossibili da rimuovere e perfino da sanzionare) ci condanna a una “mediocrazia” che ci affligge e ci mortifica, che invade come un cancro inestirpabile tutta l’Italia, affossandola nella propria inettitudine. Una zavorra che pesa sulle spalle delle casse italiane, scrive con la consueta rigorosa lucidità Stella, per almeno 70 miliardi di euro.