La dolce crisi. Fotografia contemporanea in Italia.


Villa maninCodroipo (UD), Villa Manin, dal 10 dicembre al 5 marzo

La prima grande mostra che guarda all’arte contemporanea italiana attraverso la fotografia, un mezzo in Italia spesso marginalizzato e vincolato dalla sua natura tecnica.Ventidue artisti italiani utilizzano la fotografia per documentare lo stato di crisi culturale e sociale.

Quali sono i problemi della fotografia italiana contemporanea in un mondo globale? Non c’interessa la risposta ma c’interessano le soluzioni. Il Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin presenta La Dolce Crisi, un viaggio insieme a ventidue artisti italiani alla ricerca, attraverso la fotografia, delle possibili soluzioni. Una crisi culturale e sociale che è cresciuta dolcemente e pericolosamente sul nostro territorio. Ora è arrivato il momento di risolverla non più semplicemente raccontando il presente ma progettando storie e immagini per il futuro.

La Dolce Crisi si propone di guardare – più che alla fotografia in senso stretto – all’uso della fotografia nell’arte. Una visione fresca che vuole capovolgere stereotipi a favore di un’interpretazione nuova di approcci e immagini. E’ per questo che tra gli artisti invitati ci sono sia importanti nomi della fotografia “classica” che artisti che utilizzano la fotografia come uno dei loro molteplici mezzi espressivi. Dalla scomposizione del paesaggio, all’accumulazione della periferia urbana, dall’ambiguità del ritratto alla complessità dell’universo visivo della rete, dalla pittorica manipolazione digitale alla cruda semplicità del reale, la mostra si snoderà attraverso un eterogeneo percorso tra le sale espositive della settecentesca Villa Manin.

La Dolce Crisi un percorso non tradizionale che parte dalla tradizione.

Recensione

Per la maggior parte sono giovani intraprendenti che si servono di questo mezzo con disincanto.

Non mancano reporter come Gabriele Basilico e Letizia Battaglia, che ha usato l’obiettivo contro la criminalità e l’azione mafiosa.

La più giovane è la più tradizionalista: Martina della Valle, classe 1981, utilizza la tecnica antica, l’emulsione a sali d’argento, per trasferire immagini su supporti non tradizionali.

La mostra è piacevole: come anche la sede, splendida villa barocca immersa in un parco rigoglioso pieno di sculture che meriterebbe una visita di per sé.

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