La Scuola Normale acquisisce un fondo archivistico di grande interesse storico: l’Archivio di Michele Rosi.

Michele rosi Comprende alcuni manoscritti e soprattutto un cospicuo epistolario dell’illustre storico, allievo della Normale dal 1884 al 1888, con circa 2000 corrispondenti, personaggi italiani e stranieri tra i più importanti della cultura italiana di fine Ottocento e del primo trentennio del Novecento. L’Archivio, fino ad ora conservato a Lucca nella casa di famiglia, è stato donato alla Scuola dal nipote di Michele Rosi, Carlo Gabrielli Rosi, in accordo con Salvatore Settis, direttore della Scuola Normale Superiore.

di Milletta Sbrilli

Michele Rosi (Pieve di Camaiore 1864 – Lucca 1934), frequentò il Liceo classico Niccolò Machiavelli di Lucca, fu poi allievo della Scuola Normale Superiore dal 1884 al 1888. Alla Normale ebbe tra gli altri come compagni di studio della classe di Lettere Michele Barbi, Giuseppe Kirner, Francesco Flamini, Felice Momigliano e, Federico Enriques della classe di Scienze. Si laureò in Lettere all’Università di Pisa il 30 giugno 1888 con la tesi “Condizioni della Chiesa cattolica sotto Liutprando e relazioni che questi ebbe con i Pontefici romani” (questa notizia proviene dall’Archivio Storico della Scuola Normale Superiore, registro degli esami normalistici dal 1863-1896 e dal fascicolo universitario di Michele Rosi conservato nel Fondo Università dell’Archivio di Stato di Pisa – fasc. 2298). Conseguì con pieni voti la licenza di Abilitazione normalistica nel 1889. Successivamente insegnò all’Università di Genova, fu preside del Liceo Tasso di Roma, ed infine, per lungo tempo professore di Storia del Risorgimento dell’Università di Roma.

Dopo essersi occupato di storia medievale e di storia letteraria, rivolse i propri interessi allo studio della Storia del Risorgimento italiano, cui dedicò le sue opere migliori.

E’ del 1906 il volume su Antonio Mordini (l’uomo politico toscano che fu, tra l’altro, prodittatore di Giuseppe Garibaldi in Sicilia), intitolato Il Risorgimento italiano e l’azione di un Patriota cospiratore e soldato. Nel 1908 esce il suo volume su I Cairoli. Nel 1914 pubblica la Storia contemporanea dell’Italia moderna e, nel 1916, L’Italia odierna. A molti anni più tardi, cioè al 1930, risale il suo Vittorio Emanuele II cui fece seguito nel 1932 lo studio su Garibaldi.

I suoi lavori sull’Italia contemporanea dettero una svolta allo studio della storiografia tradizionale sul nostro Risorgimento, fino ad allora visto solamente dal lato patriottico e non scientificamente analizzato.

Michele Rosi fu direttore di un importante Dizionario del Risorgimento nazionale, edito, in quattro volumi, da Vallardi, uscito tra il 1930 ed il 1937 (l’ultimo volume dopo la sua morte), in cui ebbe come collaboratore il noto storico Alberto Maria Ghisalberti, già suo allievo all’Università di Roma.

Il dottor Carlo Gabrielli Rosi, che è stato archivista presso gli Archivi di Pisa e Lucca, ha consegnato alla Normale un archivio accompagnato dall’inventario e da una relazione da lui redatti, con i quali ha completato idealmente la sua carriera di archivista di Stato.

Il fondo di Michele Rosi comprende alcuni manoscritti e soprattutto un cospicuo epistolario, con circa 2000 corrispondenti italiani e stranieri. L’epistolario contiene lettere ricevute da Michele Rosi da parte di personaggi delle istituzioni più importanti della cultura italiana di fine Ottocento e del primo trentennio del Novecento e anche corrispondenza con interessanti figure della vita politica del nostro paese. Cospicuo il numero di lettere di docenti della Scuola Normale quali Ulisse Dini, Alessandro d’Ancona, Filippo Rosati, Giovanni Gentile e di altri studiosi esterni alla Scuola quali gli storici Gino Luzzatto, Raffaele Ciasca, Pietro Silva, Raffaele Pettazzoni, nonché Gaetano Salvemini.

Alla Normale l’Archivio di Michele Rosi sarà conservato presso il Centro Archivistico assieme a quelli di altri professori di Storia moderna e contemporanea (taluni come lui allievi della Scuola o che della Scuola sono stati docenti), cioè Pietro Silva, Delio Cantimori, Ernesto Sestan, Roberto Vivarelli.