La Tabula Cauloniensis in mostra al Museo Nazionale di Vibo Valentia

P1080903Dal 7 dicembre la Tabula Cauloniensis, un’iscrizione su tabella in bronzo del V secolo a. C, è in mostra nel Museo Archeologico ‘Vito Capialbi’ di Vibo Valentia. “Le spose e gli eroi: Offerte in bronzo e in ferro dai santuari e dalle necropoli della Calabria Greca” è il titolo dell’esposizione, che evoca scenari degni di grandi santuari panellenici, in primis quello di Olimpia, attraverso prestigiosi nuclei di materiali votivi in metallo rinvenuti in Calabria: Medma, Crotone, Francavilla presso Sibari, Kaulonia e soprattutto Hipponion, con elmi calcidesi, schinieri e tre grandi scudi, con dediche a Zeus dall’eccezionale stipe del santuario di Scrimbia.

Rinvenuta durante gli scavi nel sito di Kaulonia, odierna Monasterace Marina (RC), la tabula ha rivelato un testo greco su 18 linee, in alfabeto acheo, con le lettere ordinate regolarmente secondo il sistema di scrittura detto stoichedòn. Il testo, studiato da Carmine Ampolo, direttore del Laboratorio di Scienze dell’Antichità della Scuola Normale Superiore, è il più lungo in alfabeto acheo dalla Magna Grecia. La Tabula Cauloniensis (con questo nome è ormai entrata in letteratura), con la sua lunga dedica votiva a Zeus, in gran parte metrica, ci fa ‘leggere in filigrana’ aspetti di varia natura della colonia achea intorno al 470 a.C., narrando una sorta di microstoria popolata di dèi, di membri dell’aristocrazia cittadina, di un’agorà con una statua del dio olimpico, di un artista che la modellò.

Alla Tabula fanno bella cornice nella vetrina kauloniate due schinieri, un elmo con dedica a Zeus incisa sulla calotta ed un coprispalla, che si confrontano bene con esemplari dal grande santuario di Olimpia. Non meno importanti, due cavallini tardogeometrici (seconda metà dell’VIII sec. a.C.), che attestano frequentazioni ‘precoloniali’ nell’area di Punta Stilo (antica Kaulonia); nonché una serie di materiali che attestano attività metallurgiche interne al santuario.
Anche questa esposizione vibonese, corredata da un ricco catalogo curato da Maria Teresa Iannelli e Claudio Sabbione, concorre ad attivare forme di memoria di contesti in vario modo violati dall’uomo e/o dalla natura, vuoi dai clandestini notoriamente attivi nel santuario ipponiate di Scrimbia o in quello sibarita di Francavilla, ovvero dall’erosione marina che in tempi recenti ha danneggiato l’area del santuario di Kaulonia. Qui sono attualmente in corso lavori per la protezione del contesto archeologico, che si affiancano all’opera di documentazione e di studio sistematico dell’antica città, alla quale gli scavi del Laboratorio di Scienze dell’Antichità della Scuola Normale e dell’Università di Pisa, diretti da Maria Cecilia Parra, hanno molto contribuito in un quindicennio di fruttuose ricerche.