Le ragioni di un calvinologo

Pubblichiamo il contributo che Luca Baranelli, autore per le Edizioni della Normale della Bibliografia di Italo Calvino, ha portato all’incontro Il Punto su Calvino che si è tenuto lunedì 26 novembre al Gabinetto Vieusseux di Firenze, alla presenza di Domenico Scarpa, Gabriele Pedullà, Francesca Serra, Massimo Bucciantini e Mario Barenghi.

“Per un calvinologo anomalo e un po’ ruspante quale mi considero è un onore essere qui, davanti al pubblico del Vieusseux e insieme con quest’eletta schiera di autentici calvinologi, a conclusione di un anno particolarmente ricco di studi su Calvino. Vorrei limitarmi a dire poche parole sulle ragioni che mi hanno indotto a intraprendere questa bibliografia più di 15 anni fa.

A differenza di Mario Barenghi, Massimo Bucciantini e Francesca Serra, nonché di Gabriele Pedullà e Domenico Scarpa, non sono né un critico né un italianista né uno storico, ma un redattore editoriale. Per oltre trent’anni ho lavorato nell’editoria, e da quando sono in pensione continuo a lavorare per l’editoria. Nei 23 anni della mia attività redazionale all’Einaudi – dove mi occupavo soprattutto di politica, di sociologia e di problemi contemporanei – ho avuto la fortuna di conoscere, fra gli altri, Italo Calvino. Non posso dire che il mio rapporto con lui fosse una vera amicizia: era piuttosto una frequentazione simpatetica ma saltuaria, che aveva avuto una ripresa proprio all’inizio del 1985. Quando, nel settembre di quell’anno, Calvino fu ricoverato e poi morì nell’antico ospedale della mia città, non riuscii ad andarci per dargli l’estremo saluto: proprio in quei giorni, infatti, stavo per lasciare la disastrata e commissariata Einaudi e aspettavo la chiamata di un altro editore.

Come sempre succede quando una persona conosciuta non c’è più, capii che con la sua morte anch’io avevo perso qualche cosa e che, lui vivo, non avevo colto tutte le occasioni che quell’incontro e quella conoscenza mi avevano potenzialmente offerto nei decenni e negli anni precedenti. Per questo maturai a poco a poco la decisione di fare qualcosa che riguardasse Calvino. Ero rimasto a lavorare a Torino, avevo a disposizione le biblioteche della città e l’archivio Einaudi, e pensai che con gli strumenti del mio mestiere avrei potuto iniziare una ricerca bibliografica. Era un proposito dettato al tempo stesso da consapevolezza e incoscienza. Se non ricordo male, cominciai a lavorarci nel maggio del ’91, quando Esther Singer Calvino, Chichita per tutti noi, seppe di questa mia intenzione, m’incoraggiò e mi mise in contatto con la Mondadori. Nel tempo che il nuovo impiego mi lasciava libero, lavorai molto nelle biblioteche di Torino e di altre città del Nord, nell’archivio Einaudi di via Biancamano e nella casa romana di Calvino, in cui Chichita mi ospitava amichevolmente ogni volta che riuscivo ad andare a Roma.

Luciano De Maria, che dirigeva allora i Meridiani, cercò di convincermi a pubblicare la bibliografia in un libro fuori collana, ma io preferii trovare ospitalità nell’edizione di Calvino che Claudio Milanini, Mario Barenghi e Bruno Falcetto – con i quali strinsi subito amicizia – avevano cominciato a curare per i Meridiani. Nel novembre del 1994 una prima versione di questa bibliografia fu pubblicata nel 3° Meridiano dei Romanzi e racconti. Sapevo bene che il lavoro non era finito lì: ho continuato le ricerche negli anni successivi, fino a questo risultato – assai più strutturato e completo (o meno provvisorio) del precedente – che la Scuola Normale di Pisa ha accettato di pubblicare nelle sue Edizioni.

Con Domenico Scarpa, che più di ogni altro mi ha aiutato con segnalazioni e scoperte di testi calviniani, avevamo pensato parecchi anni fa a una bibliografia complessiva che riunisse la mia e quella che lui aveva intrapreso, dedicata al mare magnum degli scritti su Calvino. Quel progetto non andò allora in porto, ma oggi spero che Mimmo voglia e possa pubblicare presto il frutto delle sue sterminate ricerche e schedature.”