Magna Graecia. Archeologia di un sapere

Magna graecia. archeologia di un sapere

Catanzaro,Complesso monumentale di San Giovanni ,19 giugno – 31 ottobre 2005 .

Un’esposizione non sulla storia della Magna Grecia ma intorno alla sua graduale riscoperta e rivalutazione dal XVIII secolo ai nostri giorni: capolavori e pezzi inediti si mostrano a Catanzaro fino al 31 ottobre.

Più di 800 reperti – tra vasi, sculture, interi corredi, ori, epigrafi, libri antichi e incisioni – provenienti dai musei di tutta Europa testimoniano “il lento e sempre incompiuto risorgere di quelle antiche civiltà dopo secoli di oblio”, trovando in questa esposizione una summa di esperienze, valutazioni, nuove scoperte, approfondimenti, destinati a segnare un punto fermo per tutte le ricerche successive. Seguendo un percorso cronologico e associativo, l’esposizione si snoda in tre distinte sezioni:


L’inizio della storia

Non passano che pochi anni dalla scoperta delle Tavole di Eraclea (1732), fondamentale raccolta di norme in dialetto dorico e in latino, e dai primi scavi archeologici a Paestum (1750 circa) all’esplodere in Europa della moda dei vasi greci. L’eco delle scoperte archeologiche in tutto il continente dà il via alla costituzione di una vasta serie di collezioni locali (Jatta a Ruvo, Santangelo a Napoli, Capialbi a Vibo Valentia) e internazionali (Hamilton, la più famosa, ma anche Murat e Bonaparte). Gli innumerevoli nuclei archeologici si costituirono purtroppo anche attraverso spoliazioni e saccheggi: Taranto, capitale della Magna Grecia, divenne uno dei mercati più fiorenti per il commercio di antichità, prefigurandosi tuttavia come territorio esemplare di indagine e di svolta nelle attività di tutela.

L’eredità dei fondatori

Pionieristiche figure di archeologi–conservatori diedero vita tra la fine dell’Ottocento e i primi del secolo successivo a un’intensa attività di scavo caratterizzata da “dura disciplina” e “lavoro tenace”: la seconda sezione analizza il ruolo di alcune figure–chiave dell’archeologia magnogreca (Paolo Orsi, Quintino Quagliati, Umberto Zanotti Bianco e Paola Zancani), testimoni e artefici dell’emersione di un passato illustre, strumento di progresso e di autocoscienza civile. Fu a Roma, invece, che nel 1887 emerse dalle profondità il Trono Ludovisi, straordinario capolavoro in marmo di pregevolissima fattura e studiata iconografia, che colpì enormemente studiosi e artisti, molto probabilmente concepito e realizzato in ambito magnogreco, ritornato per l’occasione nelle sue terre d’origine. In mostra anche il cosiddetto Apollo di Cirò, fondamentale prototipo di tecnica esecutiva acrolitica, caratterizzata da commistione di materiali nobili e poveri, sul modello della tecnica crisoelefantina.

Ricerche di oggi in Magna Grecia

Studi e scoperte più recenti, attività di indagine e tutela esercitate dalle soprintendenze e dalle università sono infine ospitate nella terza sezione: dal Kouros di Reggio Calabria alla riscoperta dell’antica Pithecusa, dal materiale miceneo di Rocavecchia in Puglia, inedito e mai esposto, fino ai corredi della necropoli di San Montano a Ischia, sono altrettanti omaggi a una tradizione partita in ritardo rispetto alle altre realtà nazionali, ma che è riuscita progressivamente a raggiungere risultati d’eccellenza a livello mondiale.


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