Musica anima della cultura. Dalla musica barocca alle canzoni degli anni Trenta


Carlo de incontreraCarlo de Incontrera
, da 13 anni direttore della stagione concertistica della Normale di Pisa, spiega le peculiarità del programma 2006/2007. Ventuno appuntamenti, da ottobre a giugno, con la musica classica, i canti della tradizione popolare, le performance di ensemble famosi in tutto il mondo, il talento di giovani interpreti.

di Andrea Pantani

Musica barocca e musica romantica, musica antica e contemporanea, Spagna e Cina. A una prima occhiata il programma sembra molto eterogeneo. Come è stato concepito? Qual è la ratio che lo ha generato? Esiste un fil rouge che ne attraversa i vari momenti? Non credo alle stagioni concepite con l’intento di trovare per forza un legame tra un evento e l’altro. Se si volesse far questo dovremmo orientarci più su festival tematici. Sarebbe forse limitativo programmare una stagione con taglio parziale. Volendo offrire il meglio a un pubblico eterogeneo come quello dei concerti della Normale, pubblico più o meno preparato, composto da professori, studenti e semplici amanti della musica, conviene proporre una panoramica assai varia della civiltà musicale. Parliamo del concerto inaugurale del 18 ottobre che si svolgerà all’interno della Chiesa dei Cavalieri. Il pubblico ascolterà 11 brani della tradizione barocca. C’è un aspetto che non deve mai mancare: l’idea culturale ed estetica all’interno del programma, con le logiche e precise connessioni interne. In questo caso l’Ensemble Pian & Forte si esibirà in pagine barocche che vanno dall’Italia alla Boemia, da Parigi a Vienna e a legarle è il tema della ridondanza, del fasto sonoro tipici dell’età barocca. Nella Chiesa dei Cavalieri, tra le dorature e i vessilli della battaglia di Lepanto, 5 trombe, 4 timpani, un organo – tutti strumenti che esaltano il fasto sonoro e il gusto ridondante del Barocco – inaugureranno la quarantesima stagione concertistica della Normale.

Il secondo appuntamento? Dal Sei-Settecento europeo si passerà alla Cina, con lo spettacolo dei Maestri dell’Opera di Pechino, al Teatro Politeama di Cascina. Sono musiche e danze del più celebrato genere musicale e teatrale cinese, un genere che risale a 200 anni fa. Nell’Opera di Pechino gli interpreti, atori e musicisti, sono, contemporaneamente, acrobati, ballerini, cantanti, mimi, illusionisti. I più grandi interpreti dell’Opera di Pechino attualmente si trovano nell’isola di Taiwan, da dove arriva, appunto, la Kuo Kuang Company, la compagnia che abbiamo chiamato per il 23 ottobre. Tra i frammenti in programma il celeberrimo “Addio mia concubina”, spettacolo dei primi del Novecento, ripreso in un celebre film del 1993 del regista Chen Kaige.

Musica ma anche tanto canto in questa stagione. C’è qualche serata che vuole sottolineare in tal senso? Il concerto che ha per protagonista la cantante armena Karina Oganjan del 22 gennaio 2007, al Teatro Verdi di Pisa. Si tratta di una straordinaria e giovanissima interprete. Per questa serata ho ideato una serie di ‘accadimenti’ assai sfaccettati, tali da evidenziare l’incredibile varietà e possibilità della voce umana. Dalle musiche popolari armene e tartare, si passa alla straordinaria Sequenza III per voce sola di Luciano Berio, che ha per contrappunto le antiche canzoni spagnole trascritte da Federico Garsía Lorca, piene di ritmo e sensualità, per terminare con quel capolavoro di umorismo e fantasia che è Stripsody di Cathy Berberian.

Stripsody? Un specie di rapsodia vocale? Sì, in effetti. Ma in questo caso “strip” è la striscia quella disegnata del fumetto. Ecco dunque il linguaggio tipico dei cartoons – “grung”, puff”, “miao”…diventare pagina vocale, pièce musicale. Questa pièce venne eseguita per la prima volta nel 1967, dalla stessa Cathy Berberian, alla Fenice di Venezia. Cathy, ex moglie di Luciano Berio, grazie alla stupefacente duttilità della sua voce, creò questa ‘partitura-gioco’ fatta di un rapido susseguiersi di ‘vignette’, nonsensi, immagini rapidissime di curiosi effetti sonori, assolutamente scanzonati. Un mondo inedito, assolutamente diverso da quegli ideali del bel canto, della voce curata, rotonda come si conviene in un Tempio della Lirica. Con Stripsody c’è stata per la prima volta la traduzione in forma di concerto di una gamma sonora e di umori che erano quelli della cultura popolare del momento: dal rumore della lambretta che parte, per esempio, agli slangs di Braccio di Ferro, di Tex Willer, di Linus.

Altri cantanti? Nel concerto del periodo natalizio, il 14 dicembre, ci sarà un ensemble che farà ‘ impazzire’ il pubblico pisano, Das Palast Orchester con il cantante Max Raabe. Eseguiranno pezzi della storia recente, in particolare della Germania degli Anni Trenta. Intoneranno le canzoni di Kurt Weill, poi proibite dai nazisti, bollate come Entartete Musik, arte degenerata. Un concerto straordinariamente divertente, ma anche fortemente evocativo di un periodo fra i più tragici della storia del Novecento. Maestro de Incontrera, Lei ha sempre cercato di ritagliare, all’interno dei Concerti della Normale, un elemento di ricerca e di analisi di un particolare periodo musicale o di un autore, per fornire a chi ascolta ulteriori strumenti di comprensione. Sarà così anche quest’anno? Certo. All’inizio organizzavamo conferenze su tematiche varie di argomento musicale. Poi ho voluto approfondire alcuni argomenti. Così è nato il progetto dedicata alla musica e alle nuove tecnologie, progetto realizzato in co-produzione con AGON di Milano. Successivamente siamo passati a una serie molto articolata di analisi e di successiva esecuzione concertistica di un ‘monumento’ della Storia della Musica. Jörg Demus ha iniziato questa serie, con l’analisi e la lettura integrale del Clavicembalo ben temperato di Johann Sebastian Bach. Chiunque studi uno strumento a tastiera, sa che Il Clavicembalo di Bach è una tappa fondamentale: 48 tra preludi e fughe, trionfo del contrappunto e dell’architettura musicale. Da questa esperienza siamo passati ai seminari e concerti di Jeffrey Swann: questo sarà il quarto anno della presenza nei Conceti della Normale, del grande pianista americano.

Vale a dire? Vale a dire che Jeffrey Swann tiene a giorni alterni, nelle aule della Scuola Normale, alcune lezioni su un tema preciso e dopo ogni lezione, la sera seguente, al Teatro Verdi esegue le partiture analizzate. Si tratta di un progetto studiato assieme, il Maestro Swann ed io, per offrire agli studenti pisani e al pubblico della città, una guida ragionata di una certa opera, o di una esperienza estetica specifica, di un compositore Così è stat presentato ed interpretato l’intero ciclo delle 32 Sonate per pianoforte di Beethoven, alcuni capitoli del pianismo di Franz Liszt inquadrati nella cultura europea dell’Ottocento, l’opera omnia di Fryderyk Chopin. Quest’anno In questa stagione 4 turni di lezioni e 4 concerti saranno dedicati alle più importanti direttrici estetiche della musica del ‘900: Debussy, Schoenberg, Bartók, Stockhausen, Stravinskij, Hindemith, ma anche i contemporanei Boulez, Crumb, Ligeti, Sheng.

Teoria e pratica. Proprio gli elementi cardine della filosofia della Normale. L’obiettivo è proprio quello di offrire, all’interno di una stagione concertistica, anche gli strumenti per prepararsi all’ascolto della musica, per entrare nei processi compositivi. Come normalmente avviene per tutte le discipline universitarie. Queste rassegne vengono qui realizzate in coproduzione con Il Teatro di Udine, per una ovvia facilitazione organizzativa. Posso ricordare che questa esperienza divisa con Udine avviene in quanto io sono il direttore artistico anche di quel Teatro. Ma nessuna altra società di concerti in Italia ha avuto coraggio di ripetere queste esperienzenonostante il documentato successo. Solo a New York, per esempio, il progetto di Jeffrey Swann con l’Opera pianistica di Chopin ha trovato il giusto apprezzamento

Ci sono appuntamenti di particolare imponenza esecutiva? La Passione secondo Matteo di Johann Sebastian Bach, uno dei monumenti più alti del pensiero musicale e artistico di tutta la civiltà occidentale. Verrà eseguito mercoledì 4 aprile, nella settimana santa, da una delle formazioni più prestigiose del mondo, l’Internationale Bachakademie di Stoccarda, diretta da Helmut Rilling. Gli interpreti sono di assoluta eccellenza,come il soprano Carolina Ullrich, il tenore Mark Padmore, il contralto Anke Vondung. Un impegno straordinario, che vedrà schierati oltre ai solisti, due cori due orchestre un coro di voci bianche.

Quali interpreti si possono ricordare, tra i tanti che verranno a Pisa? I nomi di richiamo non mancano. Pensiamo a Julian Rachlin con il Michelangelo String Quartet, che il 15 marzo eseguono due Quintetti di Mozart e il Terzo Quartetto di Sostakovic. Oppure il pianista Mark-André Hamelin, in scena il 12 febbraio con un programma che prevede pagine di Haydn, Vladigerov, Liszt.

Quest’anno i Concerti della Normale toccano quota 40 edizioni. C’è un evento particolare che celebra l’anniversario? Il 29 gennaio: la Philharmonische Camerata di Berlino, ovvero gli archi dei mitici ‘Berliner’; verranno a Pisa per suonare Mendelssohn, Grieg, Schubert.

La filosofia della Normale è quella di scoprire e valorizzare i giovani talenti. In questo senso, negli anni scorsi, si muovevano anche i Concerti della Normale. Quest’anno? Abbiamo Nicola Benedetti, una violinista scozzese che è già un’icona nel suo Paese. Ha vent’anni e sorprenderà il pubblico con il suo virtuosismo, la sua musicalità. Poi c’è l’appuntamento del 26 febbraio, con la Città lirica OperaStudio, un laboratorio permanente di sperimentazione affidato a giovani di talento, che si inserisce perfettamente negli ideali della Normale.

Quando si pensa alla musica classica vengono in mente le sinfonie. Da questo punto di vista il programma cosa prevede? Ben cinque concerti sinfonici dell’Orchestra della Toscana. Nei primi quattro (16 gennaio, 19 febbraio, 12 e 27 marzo) si alterneranno sul podio Hubert Soudant, Frédéric Chaslin, Peter Guth e Shlomo Mintz, anche nella veste di solista; tra gli ospiti Lilya Zilberstein e Antonio Meneses. Nel quinto concerto l’Orchestra della Toscana e l’Orchestra Giovanile Italiana, sotto la direzione di Gabriele Ferro, eseguiranno la Prima Sinfonia di Mahler.

Maestro de Incontrera, i suoi interessi spaziano dalla musica antica a quella medievale, dalla musica rinascimentale a quella barocca, fino alla stagione del Novecento. C’è un periodo storico al quale è più legato? La mia è una insaziabilità smodata. Sono interessato a tutti i fenomeni musicali occidentali ed extra europei. Tuttavia, se devo proprio manifestare una preferenza, dovrei citare il periodo della Storia della Musica di cui mi sono specializzato, ossia la produzione musicale dmitteleuropea di fine Ottocento inizio Novecento, in particolare la Seconda Scuola di Vienna. La stagione rispecchia questo specifico interesse? Non è necessario che il programma di una stagione sia lo specchio degli interessi di chi lo allestisce. Cerco di essere obiettivo e, in virtù della curiosità musicale di cui parlavo prima, spazio in tutte le direzioni. Ne è un esempio la prima parte della stagione, che si inaugura con un programma di musiche del barocco europeo e passa, nell’appuntamento successivo, all’Opera di Pechino, per andare, un paio di concerti dopo, alla musica tedesca degli Anni Trenta e poi a quella popolare spagnola, tartara, armena. A dicembre l’Orchestra della Toscana suona Mozart e Haydn, cioè il vertice del repertorio classico e romantico. Come vede, in tre mesi, si passa da periodi e stili musicali molto diversi.

E’ un programma per addetti ai lavori oppure anche i non specialisti possono accedervi? Diciamo che per la musica vale lo stesso principio di qualsiasi forma d’arte: più uno se ne intende più è in grado di apprezzare. Detto questo, credo che se una manifestazione musicale o artistica viene presentata in maniera eccellente, se si forniscono gli strumenti di guida e comprensione, chiunque può godere dell’arte, a patto che il soggetto non sia prevenuto. Elementi fondamentali per far sì che un evento artistico desti interesse sono l’umana curiosità e la disponibilità ricettiva.

Breve profilo de Incontrera Triestino, compositore e musicologo, è stato docente al conservatorio e all’università di Trieste, è direttore artistico per la musica e la danza, ad Udine, del Teatro Nuovo Giovanni da Udine, direttore artistico del teatro comunale di Monfalcone e direttore artistico del Fazioli Concert Hall, rassegna musicale organizzata dalla omonima fabbrica di pianoforti a Sacile, in provincia di Pordenone. Da tredici anni cura la stagione concertistica della Scuola Normale Superiore di Pisa. Autore di numerosi saggi, tra cui: “Wagner in Italia”, “Wagner in Sicilia”, “Liszt e l’Italia” è curatore della collana di storiografia musicale e musicologia del Teatro Comunale di Monfalcone. Ha diretto per molti anni, insieme a Giorgio Strehler, le manifestazioni musicali del Piccolo Teatro di Milano, tra cui l’ultimo progetto, il Così fan tutte di Mozart. Per 10 anni è stato direttore del Mittelfest.