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Il carteggio tra Luigi Russo e Benedetto Croce

di Emanuele Cutinelli-Rendina



Salvezza delle anime, disciplina dei corpi. Un seminario sulla storia del battesimo

di Adriano Prosperi

Il carteggio tra Luigi Russo e Benedetto Croce

di Emanuele Cutinelli-Rendina

Carteggio russo croceGià alla fine degli anni Quaranta Luigi Russo indicò il rilievo di alcuni suoi carteggi: « Fra dieci o vent’anni, si potrà stampare un interessantissimo volume di Lettere di B. Croce, di G. Gentile, di A. Omodeo a Luigi Russo, ma devono farlo gli altri: non si possono mettere le mani in quei brandelli di vita dolorosa, che grondano ancora di lacrime represse e di rinunzie; si vedrà di quali crucci e di quali angosce e incubi siamo vissuti per due decenni, per la difesa e l’indipendenza della cultura » (Luigi Russo, De vera religione, Torino, Einaudi, 1949, p. 228).

Dopo quello con Giovanni Gentile, apparso nel 1997 sempre nelle Edizioni della Normale, vede ora la luce lo scambio epistolare, assai più consistente, con Benedetto Croce. Si tratta di 455 lettere, più alcuni importanti documenti integrativi in appendice, che vanno dall’agosto 1912 al dicembre 1948. Un trentacinquennio quanto mai intenso attraverso il quale si potrà seguire il lievitare, a contatto costante con il filolosofo napoletano, della personalità intellettuale e morale di Luigi Russo: dalle ansie del giovane normalista alla ricerca di una sua strada alle prime decisive prove di storiografia letteraria e di metodologia critica; dall’impegno nella polemica culturale durante il ventennio fascista fino all’ingresso, nel secondo dopoguerra, dell’ormai autorevole direttore della Scuola Normale Superiore nella vita pubblica italiana, Croce è sempre per Russo l’interlocutore privilegiato, la figura in qualche modo paterna dalla quale sperare sostegno e consiglio.

Nella sua grande varietà tematica questo carteggio si presenta come un documento di eccezionale interesse per la vita culturale e civile dei decenni centrali del Ventesimo secolo, tra l’Italia prefascista e gli albori incerti della nuova Italia repubblicana. Per i temi strettamente letterari, si potrà segnalare il laboratorio di una delle collezioni più prestigiose di classici italiani, gli « Scrittori d’Italia » della Laterza, che alla metà degli anni Trenta Croce, pur rimanendone dietro le quinte l’ispiratore, volle affidare all’energica direzione di Russo ; la discussione protrattasi per quasi un ventennio sulla ‘poesia’ dei Promessi sposi, non senza conseguenze sugli scritti pubblici dei due corrispondenti ; le vicende di un’edizione, alla quale Croce annetteva grande importanza, delle Rime del Tasso, purtroppo mai giunta in porto. Sul piano della storia politica e civile, andrà almeno indicato il coinvolgimento partecipe di Croce nelle vicende delle varie riviste in cui Russo si investì, dal « Leonardo » alla « Nuova Italia » fino al laborioso avviamento di « Belfagor » ; le polemiche con illustri rappresentanti della cultura fascista, come Francesco Ercole e Gioacchino Volpe ; e infine, fitto e assai intenso, il carteggio degli ultimi anni, dove certo si registrano ancora molte e significative occasioni di scambio intellettuale e di amichevole collaborazione, ma pure si approfondisce il dissidio che covava latente tra i due corrispondenti, fino alla dolorosa interruzione dei rapporti dopo la scelta di Russo di candidarsi come indipendente, nell’aprile del 1948, nelle liste del partito comunista italiano. I due corrispondenti andavano in effetti maturando, ciascuno per proprio conto, diverse sensibilità nei confronti di quel che di nuovo era impetuosamente venuto fuori nella società italiana dalle rovine del fascismo. Di qui le risposte non componibili alla crisi da cui era attraversata la vita pubblica e, quindi, una rottura tanto dolorosa sul piano personale quanto, forse, storicamente necessaria.

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Salvezza delle anime, disciplina dei corpi. Un seminario sulla storia del battesimo

di Adriano Prosperi

Salvezza delle anime. disciplina dei corpiChe cosa unisce la dottrina agostiniana della predestinazione alla scelta del nome per i figli nelle famiglie fiorentine del Rinascimento, gli espedienti politici di Gregorio Magno nei confronti dei Longobardi alla conquista spagnola delle popolazioni americane, il dibattito contemporaneo sulla diagnosi di preimpianto alle discussioni teologiche sul Limbo e sul Purgatorio? ben poco a prima vista. Eppure c’è un filo comune fra tutti questi temi e i molti altri affrontati nei saggi del volume: è il battesimo come sacramento della identità cristiana. In esso si incarnano diverse esigenze e diverse funzioni: è il rito di passaggio che consente alla nascita come dato di natura di trasformarsi in un fatto di cultura e al neonato di diventare da creatura minacciosa e peccatrice destinata all’inferno un figlio di Dio purificato da ogni peccato, accolto nella società terrena e in quella del regno dei cieli. La costruzione di una società cristiana passa attraverso l’obbligo di procedere al battesimo degli infanti quanto prima ma comporta anche rigide barriere di esclusione dei non battezzati che colpiscono tanto i neonati di terra cristiana morti senza battesimo quanto le minoranze interne di non battezzati, in modo speciale quella degli ebrei.

Questo è il tema su cui si è discusso durante l’anno accademico 2003/2004 nel corso di Storia dell’età della Riforma e della Controriforma presso la Scuola Normale Superiore. Il volume che qui si presenta raccoglie alcuni risultati del lavoro di ricerca condotto in tale sede. Insieme al docente vi hanno preso parte studenti del corso ordinario e del corso di perfezionamento con l’aggiunta di qualche studioso esterno. Il modo in cui il seminario si è svolto è descritto nella premessa del volume, Il lavoro ha preso avvio da un saggio del docente su “Battesimo e identità tra Medioevo e prima età moderna” che è stampato in apertura del volume. Movendo da qui le ricerche svolte dal gruppo di lavoro del seminario si sono allargate in molte direzioni affrontando una quantità di temi e di problemi di epoche diverse e di diversa natura. Nella proposta religiosa del cristianesimo come messaggio di salvezza rivolto a tutti i popoli il battesimo ha rappresentato il segno efficace della fede, il passaggio attraverso il quale accedere alla vita eterna, ma anche il rito senza il quale non si dà salvezza. Alla fede individuale come condizione per la scelta di accostarsi al sacramento si è sovrapposta fin dall’inizio la volontà di farne un vincolo collettivo, il segno del confine tra chi appartiene al corpo sociale e chi ne è escluso. Sant’Agostino fu battezzato in età adulta. Ai suoi tempi il battesimo era rimandato il più possibile perchè cancellava ogni peccato e faceva tabula rasa delle colpe passate. Tuttavia con la saldatura tra religione cristiana e impero romano il battesimo degli infanti divenne un rito di passaggio obbligatorio per l’ ingresso nella vita: e da allora entrò nella tradizione e acquistò una presenza ben radicata nella vita della società. Chi cercò di sciogliere quel nodo tra appartenenza di fede a Dio e obbedienza politica allo Stato fu considerato un ribelle pericoloso, un eretico e venne perseguitato congiuntamente dai poteri politici e religiosi. Questo è solo un esempio delle complicate e contraddittorie vicende del sacramento cristiano del battesimo a cui è dedicato questo libro. Esso offre qui il filo comune di indagini su temi diversi quanto possono esserlo le nozioni scientifiche e le discussioni teologiche sull’inizio della vita individuale e sull’animazione dell’embrione umano e le pratiche della europeizzazione dei popoli coloniali. In prospettiva è intorno alla nozione cristiana di anima individuale e al problema del suo destino che sono emersi temi e problemi su cui si è poi proceduto a scavi e verifiche approfondite.

Si parte dall’analisi del fondamentale contributo di Sant’Agostino alla elaborazione di un’idea cristiana del rapporto tra libertà e predestinazione dell’anima umana e si arriva fino ai problemi attuali di come tutelare i diritti al libero sviluppo dell’embrione umano di fronte alle pratiche invasive di tipo eugenetico e deterministico della moderna tecnologia della riproduzione. L’idea cristiana della speciale dignità della “persona” come unione di corpo mortale e di anima immortale è il retroterra di ricerche scientifiche e di discussioni teologiche su quando inizi la vita come pure sulla questione dell’aborto terapeutico e della legittimità del battesimo intrauterino: la tutela della vita individuale e il diritto di uccidere e di fare guerra per salvare le anime sono le facce estreme della stessa medaglia.

Un nucleo centrale riguarda la svolta della prima età moderna quando nella società europea si accesero intorno al battesimo aspre discussioni e durissimi conflitti non solo dottrinali nel momento stesso in cui si dispiegava in molte forme la coercizione nei confronti dei non battezzati : se gli anabattisti negavano validità al battesimo degli infanti e richiedevano la fede consapevole come condizione per la validità del sacramento, separandosi così dalla società come una setta di perfetti, i poteri delle chiese e degli stati si mossero in direzione opposta tendendo a far coincidere vincolo politico e vincolo religioso. A tale scopo si ricorse alla imposizione sistematica del battesimo a tutti i neonati e si crearono i servizi anagrafici della registrazione scritta per i figli dei cristiani. Quanto ai non cristiani, ebrei, mussulmani e popolazioni delle colonie extraeuropee si videro più o meno violentemente costretti a entrare da quella porta nella società cristiana. Per i non battezzati rimasero a lungo in vigore forme di esclusione totale dalla società dei vivi e da quella dei morti. Dalla concezione del battesimo come dato essenziale per definire la piena dignità di un essere umano è risultato nelle società europee uno speciale problema, insolubile e drammatico: come considerare i neonati morti senza battesimo. Nel loro caso la sorte delle anime e la disciplina dei corpi rispecchiarono un decreto di esclusione irrimediabile ed estremo: mentre i corpi venivano privati della sepoltura rituale, veniva sancita teologicamente la condanna delle anime alle pene eterne dell’Inferno o a quelle attenuate del Limbo. La questione rimase a lungo un problema insolubile per i teologi, una ferita aperta nei sentimenti dei genitori, una presenza inquietante e minacciosa delle culture folkloriche: solo l’invenzione di uno speciale miracolo, quello di resurrezioni temporanee praticate su larga scala con la connivenza delle autorità ecclesiastiche, offrì una soluzione provvisoria al problema, prima che fossero le legislazioni civili a doversi occupare di come definire e trattare l’essere umano morto prima di avere vissuto.

D’altra parte proprio agli inizi dell’età moderna, mentre l’uso politico del battesimo celebrava i suoi trionfi, nasceva e si diffondeva la contestazione delle forme “magiche” del rito come atto capace di trasformare la realtà. Fu in nome dell’interiorità cristiana e della libertà della scelta individuale di fede come valori fondamentali che Erasmo da Rotterdam e i gruppi più radicali dell’epoca misero sotto accusa il ritualismo esteriore di atti e formule e negarono che da quelle potesse dipendere la sorte eterna dell’anima individuale. Da allora in poi le società europee, aderendo all’una o all’altra delle varianti interne del cristianesimo europeo dovettero optare tra le diverse e spesso inconciliabili soluzioni che furono date al problema di come mettere d’accordo fede soggettiva e trasformazione oggettiva operata dal sacramento. Restando fisso il dato fondamentale del battesimo dei neonati come passaggio simbolico dalla nascita come dato di natura alla nascita come fatto di cultura, si è così aperto il campo sterminato della elaborazione di strumenti per la costruzione sociale dell’identità.

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