Pier Vincenzo Mengaldo-La vendetta è il racconto.Testimonianze e riflessioni sulla Shoah


Ed. Bollati Boringhieri, pp. 176

L’orecchio affinato di Mengaldo coglie le innumerevoli modulazioni della vita offesa attraverso l’analisi di pagine di Levi, Adorno, Arendt, Wiesel, Kertész.

Il tempo trascorso dalla Shoah e l’immane letteratura cresciuta intorno a essa non sembrano averla consegnata agli archivi della comprensione umana; a sovrastarci è ancora e sempre l’oltranza dell’evento, che ci mette di fronte, con Macbeth, a una storia “piena di frastuono e di furore, che non significa nulla”. In quello strepito abitato dall’inumano, Mengaldo tende l’orecchio ai frammenti di senso che solo le fonti testimoniali ci lasciano percepire. E il suo libro si distingue proprio per l’intonazione polifonica e contrappuntistica che conferisce alle voci del dolore, accostandole e giustapponendole tra loro. Più che il perché, è il «come» dello sterminio a guidare il suo procedere tra vuoti e pieni della memoria delle vittime, tra banalità del male e modernità, tra linguaggi dei lager e muta eloquenza dei corpi, tra metamorfosi dell’odio antisemita e tentativi di preservare tracce di cultura umana nell’orrore della deportazione. Illuminanti per il discorso critico risultano sia le concordanze perfette sia le evidenti discordanze nella rammemorazione degli stessi avvenimenti, e i sistematici raffronti di entrambe con la memorialistica dei gulag o le scritture private in altre prigionie.

Pier Vincenzo Mengaldo insegna Storia della lingua italiana all’Università di Padova.

Tra i suoi ultimi scritti: Giudizi di valore (Einaudi, Torino 1999), Prima lezione di stilistica (Laterza, Roma-Bari 2001), Studi su Salvatore Di Giacomo (Liguori, Napoli 2003), Gli incanti della vita. Studi su poeti italiani del Settecento (Esedra, Padova 2003), In terra di Francia (Lisi, Taranto 2004) e Sonavan le quiete stanze. Sullo stile dei «Canti» di Leopardi (Il Mulino, Bologna 2006).

Approfondimenti

Memoria

Corriere della sera, giovedì 18.01.07