Principi di minimo: un “libro intelligente” apre le Edizioni della Normale ad un pubblico più vasto

I matematici alle prese con tanti buoni motivi per leggere il testo di Hildenbrandt e Tromba che attraverso la matematica svela ai non addetti ai lavori i perchè della natura e l’origine delle sue forme. Succede alla Fiera del Libro a Torino, dove fino al 14 maggio le Edizioni della Normale sono presenti al padiglione 3 spazio R25.

Serena Wiedenstritt

Il primi passo di una nuova iniziativa editoriale, che apre ad un pubblico più vasto, che supera il confine dei ricercatori e degli specialisti. Così Michele Ciliberto, direttore delle Edizioni della Normale, introduce la prima presentazione della casa editrice della Scuola Normale Superiore alla Fiera del Libro di Torino. Il volume al centro dell’incontro è “Principi di minimo. Forme ottimali in natura”, edizione italiana dell’universo parsimonioso di Stefan Hildenbrandt e Anthony Tromba.

Presente il professor Mariano Giaquinta, docente della Scuola, che affronta la storia della matematica che ha portato alla stesura del libro, quella storia che incrocia matematica, filosofia e teologia e che spiega il principio di minimo come una sorta di imperativo della parsimonia, come la ragione per cui la natura fa ogni cosa nella forma più semplice, seguendo un finalismo che comporta il minor dispendio possibile. Un esempio: la sfera come forma ottimale, perché a parità di superficie ha il massimo di volume – o ha il minimo di superficie a parità di volume – e che quindi si ritrova frequentemente in natura, dai corpi celesti in giù. Segue l’intervento del professor Guerraggio, docente di matematica alla Bocconi e all’università dell’Insubria, che rende conto della sempre maggiore attenzione del pubblico non specialistico per la matematica e distingue i libri di divulgazione fra quelli scritti da matematici, quindi molto precisi ma a tratti noiosi per chi non è esperto, e quelli che portano la firma dei giornalisti, che magari non conoscono approfonditamente la materia ma hanno una buona cultura generale e il dono di rendere la matematica interessante per tutti. In questo panorama, per Angelo Guerraggio, Principi di minimo si pone come sintesi pressoché perfetta, adottando un linguaggio semplice e una struttura accattivante per parlare di matematica ai più alti livelli e in modo approfondito. Un passo del libro è esemplificativo in questo senso: quando la matematica dice “se una soluzione esiste, è di questo tipo”, ad un orecchio non allenato a formule e teoremi la premessa può sembrare uno scrupolo o un eccesso di rigore. Per spiegare perché in realtà non si tratta di precisione esagerata, in Principi di minimo si trova una storiella illuminate: c’è un morto, si ricorre ad un investigatore che si trova davanti a dieci indiziati, dieci possibili assassini. L’investigatore ne scarta nove, ma non è detto che per questo il decimo sia l’assassino, potrebbe non esistere una soluzione: potrebbe essersi trattato di suicidio.

Per il matematico Alberto Bottazzini, che chiude la presentazione del volume, il volume di Hildenbrandt e Tromba è “un libro intelligente, non soltanto un libro che si legge con piacere”. Due i tratti salienti per cui il matematico raccomanda la lettura di questo testo: innanzitutto gli autori hanno raggiunto un perfetto equilibrio realizzando una trattazione non troppo tecnica che rivela conoscenze specifiche; in secondo luogo non si può trascurare la bellezza dell’apparato iconografico, dalle piante delle città medievali alle rappresentazioni delle forme ottimali della natura.

Il prossimo appuntamento con le Edizioni della Normale alla Fiera del Libro è in programma per domenica 13 alle 17, quando in Sala Arancio saranno Germana Ernst, Massimo Firpo e Gregorio Piaia a presentare Apologia pro Galileo di Tommaso Campanella, a cura di Michel-Pierre Lerner e tradotto dalla stessa Germana Ernst. L’opera di Campanella si concentra sulla vicenda dell’incarcerazione di Galileo al tempo del dibattito sul copernicanesimo e si pone come un manifesto contro il tentativo di limitare la libertà di indagine scientifica, di confinare l’autonomia dello scienziato nello spazio consentito dal pensiero dominante.

Mariano Giaquinta a Radio Tre Scienza