Semel normalista, semper normalista. Addio Presidente

5c38d322a649e0b3123c1eec6877bb98-016-kj6C-U430201036920553alE-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-593x443Carlo Azeglio Ciampi è stato uno degli allievi di cui la Scuola Normale Superiore va più fiera. Il suo contributo alla vita politica, civile, economica e culturale del nostro Paese è stato enorme. Il suo impegno è stato sempre accompagnato da una profonda umanità, che lo ha reso caro agli italiani.

Normalista dal 1937 al 1941, egli seguì gli studi di Filologia Classica e di Letteratura Greca. Incontrò maestri che ebbero una funzione fondamentale nella sua formazione, quali Giorgio Pasquali, che dalla filologia traeva lezioni per la costruzione della dignità umana;  Guido Calogero, che nei suoi corsi di filosofia, sotto una dittatura, sollecitava gli allievi all’amore della libertà e dello spirito critico; Delio Cantimori, che cercava di orientare la ricerca storica verso un metodo libero dai condizionamenti politico-ideologici.

Il Presidente Ciampi era solito ricordare questo periodo come fondamentale per la propria crescita intellettuale ma soprattutto per la definizione dei pilastri della propria coscienza civile. L’etica della “dignità” era il valore morale che più di ogni altro sentiva di dovere a questi anni di apprendistato.

Lo ricordiamo nelle numerose visite alla Scuola Normale, da Presidente della Repubblica e da Senatore a vita. Lo ricordiamo nel suo ricordo della Scuola in occasione del Bicentenario della fondazione, il 18 ottobre 2010, quando in un toccante messaggio la definì “Scuola dell’Uomo”.

E ricordiamo il Presidente Ciampi in questa ultima lettera indirizzata alla Scuola Normale lo scorso giugno, pochi mesi fa, quando fece dono alla Scuola delle onorificenze ricevute durante il mandato presidenziale.

Pisa, 16 settembre 2016

Lettera indirizzata alla NormaleCaro professor Beltram,

ho accolto con soddisfazione – e ne sono onorato – la decisione della Scuola di collocare le onorificenze da me ricevute nel settennato di presidenza in uno spazio riservato allo studio e alla lettura: la biblioteca, luogo simbolo della trasmissione della conoscenza, dell’esercizio severo dell’apprendere.

Ho sempre guardato agli anni della Normale come alla fase costitutiva dell’essere uomo: nucleo della mia formazione culturale e civile. Una esperienza tanto lontana nel tempo, quanto vicina – e ora più che mai presente e viva – nei ricordi, nei sentimenti, nelle emozioni. E non è solo una presbiopia della memoria, dono e afflizione per l’anziano; è un riannodare i tanti fili, ordito e trama dell’esistenza.

Nelle aule di questa Scuola, nelle sale della biblioteca, mi sono attrezzato per intraprendere un viaggio che mi ha portato verso destinazioni a quel tempo fuori dagli orizzonti del normalista dedito con passione agli studi classici; esito di una scelta convinta che tracciava anche la strada del mio futuro.

Lo sconquasso della guerra si interponeva nelle mie aspirazioni, nei progetti di giovane neo-laureato. Il richiamo perentorio alla realtà del presente cancellava ogni disegno e quanto del futuro vi era tratteggiato; l’avvenire era una scommessa dalla posta assai alta. Nella tragica temperie di quegli anni, nello smarrimento e nella desolazione dell’animo, è nel bagaglio portato con me dalla Normale che ho trovato mezzi di sussistenza morale; sostanza per irrobustire lo spirito.

Riconquistata la normalità di vita, responsabilità crescenti mi ponevano sempre più spesso di fronte a decisioni cruciali, a scelte difficili: mi soccorreva l’esperienza maturata; la conoscenza dei problemi da affrontare acquisita con metodo (un metodo nella sostanza non diverso da quello applicato a un “frammento” nei memorabili seminari di Giorgio Pasquali); non ultimo, potevo contare sul contributo di collaboratori competenti. Giungeva poi l’atto finale della manifestazione di volontà, dell’assunzione di responsabilità. È il momento in cui chi deve decidere interroga solo sé stesso; è l’ora delle norme interiori, quelle che gli insegnamenti e gli esempi ricevuti hanno sedimentato nella coscienza.

Nella mia, i primi semi li ha deposti la famiglia; i Padri gesuiti si sono poi presi cura dei germogli. Alla Normale la pianta ha messo radici; è cresciuta; è stata innestata per dare varietà di frutti, per resistere all’alternarsi delle stagioni.

Questa “Scuola dell’Uomo” è stata e resta la prima missione della Normale. Un primato perseguito con inalterato impegno nel succedersi delle generazioni.

Il rigore è il sigillo della Casa; il merito, l’unica discriminante. Chi vi accede, oggi come ieri, deve esserne consapevole: non sono risparmiati sacrifici; non sono date scorciatoie.

Per questo, lasciatemi dire che oggi come ieri e ancora domani,

semel normalista, semper normalista.

Con gratitudine e affetto profondi.

Carlo Azeglio Ciampi

(Palazzo Giustiniani, 23 giugno 2016)