Ricerca di base o ricerca applicata? La scienza in Italia di fronte al bivio dei politici

Ricerca di base o ricerca applicata Quale futuro per la ricerca scientifica italiana? In che direzione vorrebbero poter proseguire le equipes dei principali centri universitari del nostro paese? La rivista scientifica Nature pubblica le opinioni di scienziati e ricercatori italiani.

Di fronte alla situazione non felice in cui versa attualmente il settore e sollecitati dal candidato per il centro-sinistra Romano Prodi, gli scienziati italiani rompono il silenzio: un documento di dieci pagine pubblicato a dicembre, in cui esprimono chiaramente quale dovrebbe essere il cammino della ricerca nei prossimi anni. In esso si affrontano i grandi problemi che finora i governi non sono riusciti a risolvere se non parzialmente, dalla mancanza di fondi al numero esiguo di ricercatori, alla libertà che necessariamente deve contraddistinguere ogni lavoro di ricerca.

Se l’Italia vuole davvero “soltanto elaborare una teoria del caos e non precipitare nel caos essa stessa”, come afferma il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, si pone urgentemente l’esigenza di una guida consapevole: non bisogna sacrificare la libera ricerca alle esigenze dell’industria e della pura applicazione, ma neppure spezzare i ponti con il mondi dell’oggi e del domani. Questo il dilemma che la politica pone all’Italia della scienza: su questo terreno si scontrano le opposte soluzioni delle coalizioni del centro-sinistra e del centro-destra. Una ricerca che sempre di più strizza l’occhio alle esigenze dell’industria – la linea finora seguita dal governo Berlusconi – o un percorso più autonomo, nel segno di una competitività consapevole a livello internazionale, come quello lasciato intravedere dal candidato per l’Unione Romano Prodi?

(David Ragazzoni)



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