Rossana Dedola-La valigia delle Indie e altri bagagli. Racconti di viaggiatori illustri


Ed.Bruno Mondadori, pp.256

Alla fine degli anni Cinquanta e negli anni Sessanta l’India diventò meta di viaggio di molti scrittori, poeti, musicisti e personaggi famosi come i Beatles, che ne fecero per un certo tempo e in modo discutibile un punto di riferimento». Così Rossana Dedola, ricercatrice di Lettere alla Normale, scrive introducendo il suo libro, edito da Bruno Mondadori.

Perché l’India è diventata negli anni sessanta una meta prediletta da migliaia di giovani occidentali? Che senso assume tornarci adesso e rifletterla attraverso i resoconti di viaggio di scrittori, poeti e registi?

Rivelando una realtà completamente diversa da quella occidentale, l’India si è posta per un paio di decenni come uno specchio creato per capire il mondo dal quale molti giovani provenivano e in cui non riuscivano più a vivere. Con le sue religioni, le sue filosofie, la varietà dei suoi abitanti, l’India offriva tutt’altro che una visione unilaterale. Piuttosto, indicava una via a coloro che si erano messi “sulla strada”: una via di salvezza per alcuni, un cammino per ritrovarsi, o per perdersi definitivamente, per altri.

Attraverso i resoconti di viaggio di Rossellini, Pasolini, Moravia, Paz, Ginsberg, Manganelli, Tabucchi, Grass, Tagore, Naipaul, Ray, Flaiano, Conte e Petrignani, il volume percorre la più estesa democrazia del mondo prendendo parte a un serrato confronto sulla diversità e la complessità delle culture.

a cura di Biagio Santorelli, pubblichiamo estratti dall’introduzione di La valigia delle Indie e altri bagagli.

«E dove le vecchie tracce si smarriscono, un nuovo paese svela le sue meraviglie (R.Tagore)»

«Molte valigie sono andate in India nel corso del Novecento e sono tornate in Europa con quaderni o taccuini in cui il viaggiatore aveva fittamente annotato non solo le emozioni suscitate da quelle terre sconosciute, ma anche i sentimenti emersi nei colloqui con le persone del luogo».

«Alla fine degli anni cinquanta e negli anni sessanta l’India diventò meta di viaggio di molti scrittori, poeti, musicisti e personaggi famosi -come i Beatles, che ne fecero per un certo tempo e in modo discutibile un punto di riferimento. A qualche anno di distanza il loro esempio fu seguite anche da migliaia di giovani, che si lasciarono alle spalle il mondo occidentale per andare in India. Perché il subcontinente asiatico diventò la meta dei loro viaggi? »

«L’India rivelava una realtà completamente diversa da quella occidentale, ma si poneva anche come uno specchio per capire il mondo da cui si proveniva e in cui molti giovani non riuscivano più a vivere. L’esigenza di un diverso stile di vita nasceva dal rifiuto della società di massa, dalla sua morale perbenista, del conformismo su cui si basava e dei suoi feticci»

«La pop art ne stava già compiendo la dissacrazione mettendo in cornice e facendo assurgere al mondo dell’arte il barattolo della minestra Campbell e la lattina della Coca-Cola. Con questa scelta gli artisti non si sollevavano più al di sopra della realtà, ma sprofondavano nella massa degli uomini comuni, e da questo fondo massificato tentavano di operare, manipolare, sfigurare e rifigurare gli oggetti e le immagini di tutti: svuotando il contenuto di un’immagine destinata al consumo collettivo, Andy Warhol ne sottolineava il destino di morte; con le sue statue di gesso che riproducevano i gesti automatici del cittadino delle metropoli, Gorge Segal ne bloccava l’esistenza anonima e logorata in forme bianche e spettrali»

«Il rifiuto della massificazione spinse invece tanti giovani ad abbandonare gli oggetti feticcio da usare e buttar via, ad allontanarsi dalla folla anonima e frenetica delle città europee e americane per immergersi nell’affollatissima India: era stato scoperto un modo alternativo di vivere la quotidianità»

«La trasgressione giovanile trovava in India risposte secolari e una grande tolleranza che invece non veniva percepita in patria. E mentre in Occidente le minigonne suscitavano scandalo e l’omosessualità veniva messa sotto processo, la nudità in India era ancora segno di vita ascetica e di santità, e i transessuali non solo venivano accettati, ma addirittura invitati a festeggiare il battesimo dei nuovi nati.»

«Le ondate migratorie giovanili in India si lasciarono alle spalle un perbenismo scandalizzato che risponderà con estrema durezza all’esplosione del ’68. Ma già negli anni precedenti il ribellismo, l’estremismo e l’anticonformismo avevano cominciato a scuotere le ristrette certezze della società dei consumi senza fare ancora ricorso a quelle ideologie che di lì a poco trascineranno un’intera generazione a schierarsi su fronti opposti e a vedere nell’avversario il nemico»

«In quel periodo si guardava con dolore all’America Latina ferita a morte dai colpi di stato, e se si andava in Cina o in Urss lo si faceva soprattutto per ragioni ideologiche, ma non per scoprirvi qualcosa. In India invece si andava non per ragioni ideologiche, ma alla ricerca di sé e del mondo. Con la complessità delle sue religioni, delle sue filosofie, dei suoi popoli, l’India offriva diverse visioni del mondo e indicava a coloro che si erano messi sulla strada una via, di salvezza per alcuni, per altri un cammino difficile in cui trovare se stessi o perdersi definitivamente»

«Ho scelto di concentrare l’attenzione sui resoconti di viaggio scritti nel periodo successivo all’indipendenza, a partire dalla fine degli anni cinquanta, quando l’India appariva agli occhi degli occidentali un continente ancora sconosciuto. La prospettiva individuale e soggettiva da cui gli autori guardano alla realtà dell’India permette paradossalmente, proprio per la rinuncia all’obiettività, una capacità di visione e di conoscenza che i saggi critici e gli articoli giornalistici molto spesso non raggiungono»

«In questi ultimi anni un intenso lavoro di traduzione direttamente dal bengali ha permesso a parecchie opere del più grande poeta e scrittore dell’India, Rabindranath Tagore, di vedere finalmente la luce o di riprendere luce. Proprio recuperando le sue argomentazioni ho deciso di dedicare il primo capitolo di questo libro a Tagore e il secondo al più prestigioso allievo dell’università di Shantiniketan da lui fondata, il regista Satyajit Ray. Partendo dal cuore del Bengala, Satyajit Ray era venuto in Europa per mostrare al pubblico occidentale un’immagine molto diversa rispetto a quelle cui era abituato e allo stesso tempo per sostenere che, nonostante tutte le differenze, la comunicazione è possibile»

«Quando, alla fine degli anni cinquanta, il regista Roberto Rossellini partì per l’India, non rinunciò alla sua esuberante personalità e alle sue abitudini italiane; ne ritornò con una visione rafforzata dell’uomo e del proprio universalismo, e con una moglie indiana»

«Il viaggio che Pier Paolo Pisolini e Alberto Moravia compirono insieme nel subcontinente asiatico coincise con un cambiamento profondo nella vita del primo; al ritorno decise di scrollarsi di dosso l’ideologia e di abbandonarsi con passione al mondo, anche al terzo mondo. Il meticoloso viaggiatore Moravia cercò invece di ricavare dall’esperienza compiuta un’idea, ma il «bruciante» incontro con l’India doveva richiedergli un sovrappiù di conoscenza».

«Approdiamo così agli anni novanta che, con la caduta del muro di Berlino ed il collasso dell’Unione Sovietica, ponendo fine alla strategia del terrore, sembravano rendere possibile la nascita di una nuova Europa».

«Dal 1947, diventando la più grande democrazia del mondo con il suo miliardo di abitanti (nel 2000), l’India ha cominciato ad affrontare la sua più grande sfida: quella di restare unita pur nella diversità e nella varietà dei suoi popoli, delle sue culture, lingue e dialetti, religioni e tradizioni e persino nelle sue diversissime abitudini culinarie. Per l’Europa che stenta a nascere inaspettatamente sembra profilarsi all’orizzonte un modello che giunge proprio dal subcontinente asiatico e che, se non si smetterà di guardarlo dall’alto del piedistallo della pretesa superiorità culturale dell’occidente, continuerà sicuramente ad apparire offuscato».

«Seguendo i nostri autori ci inoltriamo in un mare di libri, navighiamo nei romanzi che hanno scritto e in quelli che si portano in valigia, nei saggi, nelle poesie che compongono, leggono, citano, amano o con cui polemizzano. Mettendomi all’inseguimento di alcune valigie partite per l’India e rovistando tra i bagagli dei nostri viaggiatori, spero di non aver debordato troppo da quell’argine».


Rossana Dedola è ricercatrice alla Scuola Normale di Pisa, training analyst e docente presso l’International School of Analytical Psychology di Zurigo. Ha pubblicato, tra gli altri, La via dei simboli. Psicologia analitica e letteratura italiana (Franco Angeli, Milano 1992; Introduzione a Vivian Lamarque, Poesie (1972-2002) (A. Mondadori, Milano 2002). Per Bruno Mondadori ha scritto Pinocchio e Collodi (2002) e La valigia delle Indie e altri bagagli (2006).

INDICE

1. Dal cuore del Bengala e oltre. Rabindranath Tagore

2. Tra vertiginosi contrasti. Satyajit Ray

3. Ciak sull’India, paese-elefante. Roberto Rossellini

4. La passione per il mondo. Pier Paolo Pasolini

5. Esperienza e contemplazione. Alberto Moravia

6. Incontri sulla strada. Allen Ginsberg

7. L’India dal buco della serratura. Ennio Flaiano

8. Un altro protagonista, il peperoncino. Octavio Paz

9. L’aria che annusa e bofonchia. Giorgio Manganelli

10. Sulle tracce dell’occulto. Antonio Tabucchi

11. Mostrare la lingua da montagne d’immondizia. Günter Grass

12. Un poeta in mezzo agli dèi. Giuseppe Conte

13. Meditazione con Nandi. Sandra Petrignani

14. Luce su aree di tenebra. Vidiadhar Surajprasad Naipaul