Salvatore Settis- Battaglie senza eroi


Salvatore settis, battaglie senza eroiEdizioni Electa per le Belle Arti



Un patrimonio storico artistico in pericolo, sul baratro della voragine speculativa e destinato a perdere il suo valore primario: essere simbolo della nostra storia, della nostra cultura e base del nostro futuro. Ed improvvisa una battaglia, intensa, condotta sulla stampa, in libreria e nelle coscienze degli italiani a protezione di quello che da quotidiano e accessibile può diventare privato, esclusivo, chiuso.

Salvatore Settis organizza e raccoglie i suoi articoli ed interventi sull’attualità dei beni culturali dal 2002 (anno di pubblicazione per Einaudi del saggio Italia S.p.A.) ad oggi in un nuovo volume Electa: Battaglie senza eroi. I beni culturali tra istituzioni e profitto.

“L’essenziale di quanto è avvenuto, spiega Settis nel testo originale inserito in premessa, si può raccogliere in tre filoni principali: la redazione e l’approvazione di un nuovo Codice dei Beni culturali e paesaggistici, i numerosi tentativi (alcuni andati a segno) di smantellare la tutela mediante provvedimenti sparsi e desultori, e infine la gravissima crisi della pubblica amministrazione del settore.”

Gli appelli continui di Settis sulla stampa e nelle commissioni ministeriali rappresentano ora una protesta contro i tentativi di devastazione del patrimonio e delle sue strutture di gestione, ora un allarme per la messa in vendita degli immobili pubblici o il tentativo di depenalizzare la ricettazione di opere d’arte: tutti, un richiamo al rispetto della Costituzione nel suo articolo 9, ‘la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione’. Certo della necessità di abolire la distinzione tra tutela e valorizzazione, attribuite in Italia dal 2001, ad enti differenti: la prima allo Stato e la seconda alle Regioni.

Il volume si compone sostanzialmente di tre parti e i documenti sono presentati in sequenza cronologica e corredati di brevi testi introduttivi che ne descrivono il contesto.

Nella prima (Il patrimonio culturale in Italia: cronistoria 2002-2005) vengono raccontate le novità introdotte (o che si sarebbero potute introdurre o che sarebbe stato preferibile non introdurre) nel mondo dei beni culturali: la creazione della Patrimonio S.p.A. (giugno 2002) e la pubblicazione delle numerose liste di immobili in vendita, la legge quadro per la tutela della qualità architettonica (luglio 2003) e la legge sul condono edilizio (novembre 2003), la riforma del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e le ipotesi di trasformare i già isolati poli museali in fondazioni. Contemporaneamente, viene seguito l’iter percorso dal Codice Urbani (dalle prime stesure alla definitiva approvazione il 16 gennaio 2004), evidenziando come, in tutta la sua fase di elaborazione, il medesimo Stato che lo stava licenziando abbia continuato a promulgare leggi in chiaro conflitto con il Codice stesso (basti citare la norma del ‘silenzio-assenso’, introdotta dal consiglio dei Ministri e poi ritirata). E dopo la sua entrata in vigore, gli attacchi per smantellarlo: tra tutti, la proposta di una norma tesa a ‘condonare’ ogni commercio illecito di opere d’arte (“archeocondono”).

La seconda parte (Passato e futuro) affronta temi di interesse storico: riflessioni sul futuro delle forme di gestione del patrimonio e sulla formazione di coloro che tra qualche anno saranno chiamati a tutelarlo, con l’obiettivo di conservare una forte identità culturale del Paese, come si è cercato di fare finora, nonostante sottili ma pungenti e comunque sempre concessi attacchi ‘dall’interno’.

Una corposa appendice a cura di Denise La Monica presenta, in sequenza cronologica, i principali documenti normativi (in pochi casi, per estratti) a cui il volume fa riferimento.

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