“San Rossore 1938”: 80 anni dalla firma delle leggi razziali

Si è aperto ufficialmente “San Rossore 1938”, una serie di iniziative con cui la città di Pisa e tutta la Toscana ricordano gli 80 dalla promulgazione delle leggi razziali in Italia, avvenuta proprio in questa città, attraverso un decreto regio che Vittorio Emanuele III firmò nella tenuta di San Rossore.

Mostre, cicli di film e spettacoli, conferenze, incontri nelle scuole sono stati organizzati dall’Università di Pisa in collaborazione con la Scuola Normale, Scuola Superiore Sant’Anna, Scuola IMT Alti Studi Lucca, in accordo con Crui, Ucei, Università degli Studi Firenze, Università di Siena e Università per Stranieri di Siena e grazie al sostegno e all’adesione della Regione Toscana e di istituzioni, fondazioni e imprese del territorio (Programma San Rossore 1938).

Spicca tra gli eventi la cerimonia che il 20 settembre a partire dalle ore 15 si svolgerà nel Palazzo della Sapienza dell’Università di Pisa: il rettore Paolo Mancarella, a nome dell’intera Accademia e alla presenza di tutti i rettori delle università italiane, riconoscerà la responsabilità per gli atti che, a partire dall’adesione al “Giuramento di fedeltà al Fascismo” del 1931, videro il mondo universitario silente e complice verso le scelte del regime che giunsero sino all’emanazione delle Leggi razziali nel 1938.

L’intero programma di “San Rossore 1938” è stato presentato nel corso di una conferenza stampa che si è svolta nella tenuta di San Rossore a Pisa il 5 settembre.

Dichiarazioni
Professor Paolo Maria Mancarella
Rettore dell’Università di Pisa

“Abbiamo iniziato oltre un anno fa a lavorare a “San Rossore 1938” per ricordare degnamente un atto infame che fu compiuto, in un luogo a pochi passi da noi, esattamente 80 anni fa.

La nostra università, in collaborazione con le Scuole pisane e gli altri Atenei toscani, propone un vasto programma di iniziative, alcune, pensiamo, di gran rilievo culturale e sociale. L’abbiamo fatto cercando di privilegiare aspetti che crediamo fondamentali per la comprensione e la trasmissione di questa orribile memoria. Coscienti che anche il nostro ateneo, come tutti gli altri, si rese complice ed esecutore di quelle orripilanti norme.

Nel primo incontro, davvero emozionante, che ho avuto con la presidentessa dell’Unione delle Comunità Ebraiche, abbiamo parlato di Guido Cava, un testimone pisano che in giovanissima età subì le conseguenze delle leggi e del suo stupore e dolore di bambino quando il padre gli disse che lui e il fratello non avrebbero più potuto andare a scuola.

Noemi Di Segni ebbe una reazione che per me è risultata illuminante: “La Shoah è un’immensa tragedia la cui assurdità ed enormità sono difficili da far capire, i campi di sterminio sono luoghi “altri”, incomprensibili, distanti, impossibili da ricondurre nell’ambito di una conoscenza diretta, invece la scuola no, a scuola ci sono andati tutti”. Ecco, il nostro compito, il nostro spirito nel ricordare tutto questo, è quello di ricondurlo alla vita che conosciamo. È quello di far capire che ciò che ha riguardato gli ebrei italiani può riguardare chiunque e, in questo senso, questa storia è un paradigma, una lezione, da mantenere e conservare per sempre.

Tutto questo serve a comprendere meglio che basta poco, partire da un punto che, come fossero cerchi nell’acqua che si allargano man mano, trasforma tanti piccoli episodi, in una delle più grandi tragedie che la storia dell’umanità abbia mai visto compiersi. Questo è quello che non dobbiamo mai dimenticare, che il mostro è dietro l’angolo ed è nostro compito vigilare per garantire che qualunque focolaio sia impedito e stroncato fin dal suo nascere.”

Michele Conti
Sindaco di Pisa

Ottant’anni fa a San Rossore il Re Vittorio Emanuele firmava le leggi razziali. Certo si tratta di una pura casualità, derivata dal fatto che il Re si trovava nella sua tenuta a San Rossore. Eppure per noi Pisani questa contingenza appare come un inaccettabile paradosso. Pisa è una città che ha una storia di grandi aperture e di relazioni verso mondi diversi. Oggi, dopo 80 anni, noi ripensiamo agli uomini e alle donne che vedevano spezzare le loro vite e ci commuove pensare alla loro incredulità per quel che avveniva a cui certamente erano impreparati. Tuttavia non possiamo sottacere fulgidi esempi di cittadini italiani che, al di là delle proprie convinzioni politiche, anche a Pisa nel silenzio della quotidianità e per quello che potevano, si adoperarono per salvare le vite ad intere famiglie ebree condannate alla deportazione. Penso che sia utile oggi richiamarsi a coloro che non sottovalutarono e non furono indifferenti

Professor Vincenzo Barone
Direttore della Scuola Normale Superiore

“Inciviltà e barbarie sono state spesso giustificate, a volte promosse, dalla cultura e dalla scienza. Il caso delle leggi che dettero il via alla persecuzione degli ebrei in Italia è uno di questi esempi. Erano gli anni dei “Protocolli dei Savi di Sion”, una fake news ante litteram che gettava ombre inquietanti sull’ebraismo; e del darwinismo spicciolo e travisato, degli individui naturalmente più forti rispetto ad altri deboli, che potevano essere inghiottiti dall’evoluzione… In questo contesto venne pubblicato 80 anni fa il “Manifesto della razza”, che anticipò di qualche settimana i veri e propri decreti. Sono testi aberranti, un’accozzaglia di proclamazioni ideologiche e presunte verità biologiche, il tutto infarcito da macroscopici falsi storici. Come poté l’accademia ufficiale avallare tutto ciò?
Per due motivi. Uno: perché chi si occupa di cultura e scienza è pur sempre un individuo storico, inserito in un contesto politico e sociale che lo influenza e lo determina, tanto più in un’epoca di dittatura. Due: perché le conoscenze scientifiche sono sempre in fieri; negli anni Trenta del Novecento non esistevano per esempio quegli studi sul genoma umano che dimostrano oggi l’inconsistenza scientifica del concetto di razze umane e semmai certificano l’esistenza di una sola specie, homo sapiens. Cosa può dunque insegnarci l’episodio del manifesto e delle leggi razziali?
A mio parere questo: che bisogna diffidare della politica che prende a prestito la scienza per rendere plausibili le proprie scelte, così dell’accademia quando si schiera a favore di tesi che vanno per la maggiore, oppure estrapola teorie scientifiche per esportarle in contesti diversi da quelli in cui sono nate. Quando vedremo che mondo politico e mondo universitario viaggiano all’unisono rispecchiandosi l’uno nell’altro, quando vedremo che una teoria scientifica viene presa a pretesto per avallare un atto politico, dovremo accendere le spie di allarme perché qualcosa non sta andando nel verso giusto: quello dell’indipendenza scientifica e della libertà degli individui”.

Professor Pierdomenico Perata
Rettore della Scuola Superiore Sant’Anna

“Le scuse sono un atto dovuto e voluto, una forma di risarcimento morale, peraltro tardivo, che di certo non può rimarginare le ferite subite da docenti e studenti che, per il solo fatto di essere ebrei, si ritrovarono privati di ogni diritto, in un contesto come quello accademico che doveva essere intellettualmente elevato ma che invece accettò la validità di principi fondati su tesi presentate allora come scientifiche, ma che niente avevano di scientifico.

La Scuola Superiore Sant’Anna, che pure 80 anni fa non esisteva, aderisce oggi con profonda convinzione a questa cerimonia del ricordo e delle scuse per l’emanazione delle leggi razziali e contribuisce al successivo programma di celebrazioni. Soltanto a Pisa, si stima che siano stati allontanati circa 20 docenti e un numero variabile tra 200 e 300 studenti a cui adesso vogliamo restituire il diritto, ripeto tardivo e simbolico anche se di grande valore, a essere integrati nella comunità accademica.

Nell’ambito degli eventi collegati alla cerimonia del ricordo e delle scuse, come Scuola Superiore Sant’Anna, siamo impegnati anche nell’organizzazione di un ‘percorso della memoria’, per ricordare figure di docenti e studenti ebrei di Pisa, le cui personalità saranno sottolineate grazie anche all’utilizzo delle nuove tecnologie e alle ricerche compiute dal gruppo di lavoro di cui fanno parte anche il docente di cardiologia Michele Emdin, che ebbe il nonno allontanato dall’Università di Pisa, e la docente di filosofia politica Barbara Hernry.”

Professore Pietro Pietrini, Direttore Scuola IMT Alti Studi Lucca

“A 80 anni dalla promulgazione delle nefaste leggi raziali, inaccettabili e insostenibili da un punto di vista tanto etico quanto scientifico, le scuse che noi, più alti rappresentanti delle istituzioni accademiche italiane, oggi simbolicamente porgiamo alla Comunità ebraica e alla società italiana intera sono un atto doveroso: con l’avallo di quelle leggi l’università italiana ha infatti tradito il suo ruolo di garante della libertà di pensiero critico e del rispetto dei valori etici, che sono per l’Accademia irrinunciabili pilastri fondanti della propria missione.

L’asservimento passivo al volere politico rese la comunità accademica di allora complice dei persecutori, e, nel far ciò, essa si caricò di una responsabilità morale ancor più grave, avendo posto l’autorità della scienza a sigillo e supporto di ignobili teorie politiche. Quello che accadde ottanta anni orsono deve rimanere monito imperituro, per tutti noi e per le generazioni a venire, a salvaguardia del compito e delle responsabilità da cui le persone di scienza e di cultura non possono esimersi per il bene dell’umanità, a tutela delle libertà e del rispetto tra persone e tradizioni.”

Servizio TG5 (Intervista Vincenzo Barone).

Servizio TG1 (Intervista Paolo Mancarella, Guido Cava)

Pisa, 5 settembre 2018.