Scuola Normale e Museo Nazionale di San Matteo: il restauro si fa tridimensionale

Maestro bizantino, crocifisso del museo nazionale di san matteo, pisa, 1230 circa

Maestro bizantino, crocifisso del museo nazionale di san matteo, pisa, 1230 circa

Il Museo Nazionale di San Matteo diventa anche un laboratorio di ricerca grazie alla convenzione con la Scuola Normale Superiore. Il centro DreamsLab della Scuola, dotato delle più moderne attrezzature per la fruizione interattiva e la visualizzazione tridimensionale, metterà a disposizione del museo pisano le proprie competenze e tecnologie per arricchire la conoscenze delle opere d’arte e metterla a disposizione dei visitatori. In fase di restauro il personale del San Matteo potrà acquisire l’immagine di una tela, per esempio, o di un’opera scultorea o lignea, scannerizzarla con le attrezzature del Dreamslab, proiettarla su uno schermo multimediale o visualizzarla tridimensionalmente per vedere gli strati successivi di lavorazione, scomporla, integrarne le parti eventualmente mancanti con altre acquisite da altri musei e ricomporla.

Il tutto porterà a una più completa acquisizione di informazioni con notizie certe sull’autore, la provenienza, il periodo in cui l’opera è stata realizzata. E sarà realizzata una stanza di laboratorio, all’interno del Museo, con una scrivania multimediale, flessibile e continuamente aggiornabile alle esigenze imposte dall’avanzare del lavoro. “Il tavolo ha innanzitutto la finalità di essere di ausilio agli addetti ai lavori che hanno necessità di confrontare e gestire immagini e dati complessi – ha spiegato Dario Matteoni, direttore del Museo Nazionale di San Matteo -. Allo stesso tempo è prevista una sezione in cui il restauratore potrà mostrare al pubblico in modo intuitivo e semplificato le operazioni e le indagini diagnostiche effettuate”.

La collaborazione avviata, frutto di una convenzione, è stata presentata quest’oggi, oltre che da Matteoni, dal direttore della Scuola Normale, Fabio Beltram e dal responsabile del centro DreamsLab della Scuola, Vincenzo Barone. Prima opera in cui questa tecnologia, al momento depositata alla Scuola Normale, sarà applicata è il Cristo redentore, attribuito finora al Beato Angelico, un’opera che si trova al San Matteo.

“E’ un primo passo verso un percorso che porterà il Museo Nazionale di San Matteo a essere all’avanguardia nella conservazione aggiornata dei beni culturali – ha spiegato Beltram -. Il fruitore delle opere vedrà con i propri occhi, per esempio, i disegni preparatori di una tela arricchendo notevolmente il livello di conoscenza di un’opera. Allo stesso tempo il ricercatore avrà a disposizione la tecnologia più innovativa per reperire dati incontrovertibili, potendo acquisire immagini virtuali da tutti i musei del mondo dotati delle stesse attrezzature”. “Il centro Dreamslab della Scuola per la visualizzazione e la manipolazione tridimensionale di dati si propone di creare un ponte stabile tra le scienze e le lettere ed è parte di un percorso integrato e finalizzato alla produzione e fruizione di contenuti scientifico-umanistici”, ha aggiunto Vincenzo Barone.

Pisa, 10 ottobre 2013.