Corteggiamento, possesso, godimento. L’amore di Salvatore Nigro per i libri

Oggi si festeggia il libro. E’ la giornata mondiale del libro. Ed è al libro che voglio dedicare questo mio biglietto radiofonico, questa breve lettera aperta. La mia è una pubblica dichiarazione d’amore. Un po’ spudorata, a dire il vero. Una lettera passionale. Una confessione senza veli.

Pubblichiamo l’intervento di Salvatore Nigro andato in onda il 23 aprile su Fahrenheit, di Radio 3, in occasione della giornata mondiale sul libro.

di Salvatore Nigro

Oggi si festeggia il libro. E’ la giornata mondiale del libro. Ed è al libro che voglio dedicare questo mio biglietto radiofonico, questa breve lettera aperta.

La mia è una pubblica dichiarazione d’amore. Un po’ spudorata, a dire il vero. Una lettera passionale. Una confessione senza veli. Con il libro ho un rapporto erotico. Indugio nei preliminari. Lo scarto. Strappo il cellofan. Accarezzo la copertina, e sento un languido formicolio nella mano. Mi eccito terribilmente, se il libro è intonso. Taglio le pagine, lentamente. E’ come se sfogliassi una rosa. Mi piacciono le barbe dei libri. Ne raccolgo i pilucchi. Li annuso. L’odore della carta è afrodisiaco. Non meno dell’odore dell’inchiostro. Ogni libro ha un suo aroma. Un suo particolare richiamo.

Il corteggiamento ha esaurito le sue risorse. Entro nel libro. Inizio a leggere.

La lettura è un atto di possesso reciproco. Anche il libro prende possesso del lettore. E persino dell’autore. Non ci si pensa. Ma un libro, una volta scritto e stampato, è un oggetto seducente. Agisce persino su chi l’ha scritto. L’autore viene cambiato dal suo libro. Deve fare i conti con ciò che ha scritto. Con la personalità della sua creatura. Il libro cambia l’autore. Il libro cambia il lettore.

La mia casa è una biblioteca. Le pareti sono fatte di libri. Mi arrabbio quando il visitatore indiscreto mi fa la solita domanda:”ma, questi libri, li hai letti tutti?”. Che significa? Certo che li ho letti. Si vuole forse insinuare che non sono all’altezza del mio harem? Ho letto i libri che ho in casa, e i tantissimi che ho letto nelle biblioteche di mezzo mondo. Sono un libertino con passaporto.

Ma qui cominciano le dolenti note.

Le biblioteche pubbliche dovrebbero essere un luogo di piacere. E sono invece, per lo più, un luogo di tortura. Un decalogo di impedimenti vi viene declinato per seviziare il lettore. Vengono imposte attese lunghissime, estenuanti. Ti vengono contati i libri. E ti vengono recitati tutti gli impedimenti dirimenti. Questo no, questo no, questo no. Ti fanno passare la voglia. Devi pagare il piacere della lettura con la sofferenza. Con il cilicio.

I treni potrebbero essere un luogo ideale per un viaggio di nozze con il libro. Non hanno orari. tengono lontano l’arrivo. Ti concedono tempi supplementari. Ottimo. Non fosse per quei dannati telefonini, che stanno lì a dispetto. Trillano in continuazione. E’ tutto un concerto sconcertato. Di squilli e di voci urlanti. Si viaggia per poter raccontare in diretta, al mondo intero, che si è in treno. Si raccontano i fatti propri e degli altri. Tutti hanno l’obbligo di ascoltare. Vuoi essere così indiscreto da far finta di non sentire? Vuoi essere così scortese da non partecipare a un litigio tra marito e moglie? Pretendi di leggere?

La lettura è un atto sovversivo. Contro natura, come i pacs. Vuoi vedere che dobbiamo diventare tutti casti?

Ben vengano, allora, le feste del libro.Corriamo in libreria.