Quando il cosmo era divina armonia

La mostra “Galileo.Immagini dell’universo dall’antichità al telescopio” presenta a Palazzo Strozzi la prima esecuzione assoluta del canone angelico a 36 voci del frontespizio della Musurgia Universalis (1650) del gesuita tedesco Athanasius Kircher (1602 – 1680), che musicò i moti planetari e il canto degli angeli. All’interno del filmato “L’armonia delle sfere” è possibile ascoltare il canto celeste, risolto in partitura da Michele Ignelzi ed eseguito dal coro Vincenzo Galilei della Scuola Normale Superiore di Pisa (direttore Francesco Rizzi).

di Natacha Fabbri *

Strutturato a partire dal principio pitagorico della perfetta traducibilità di visibile, udibile e intelligibile, il canone di Athanasius Kircher rappresenta una delle più evidenti testimonianze della fecondità del fenomeno di riflessione tra filosofia e musica. L’armonia della creazione è celebrata con una composizione musicale caratterizzata da una struttura circolare potenzialmente eseguibile all’infinito, e che riflette pertanto le peculiarità dei moti planetari e del canto degli angeli. La trasfigurazione teologica del canone operata da Kircher ne sancisce la fortuna in ambito luterano, giungendo sino a Johann Sebastian Bach e al figlio Carl Philipp Emanuel, che ne realizzò infatti una risoluzione in partitura.

Harmonia est discordia concors. Così Franchino Gaffurio apre nel 1508 l’Angelicum ac divinum opus musicae, alludendo a una lunga tradizione che annoverava Eraclito, Galeno, Seneca, Marziano Capella, Cusano, Ficino. Il concetto di armonia domina infatti gran parte della riflessione filosofica sin dai Pitagorici, investendo la dimensione cosmologica, socio-politica e medico-fisiologica. Nella cultura medievale, la struttura ordinata del cosmo risuona anche nel canto liturgico che, oltre a essere una della principali vie di ascesa verso la ‘casa del Padre’, realizza il cor unum et anima una (Atti degli Apostoli) proprio della concordia, ossia la consonanza dei cuori (cum-cordis).

La riflessione sull’armonia culmina a fine Cinquecento con l’introduzione di un Dio non solo Geometra ma soprattutto Musico: la Creazione armonica trova corrispondenza nella giustizia armonica della République di Jean Bodin e nella concordia discors del suo Colloquium. Eredi della filosofia neoplatonica da un lato e della teologia trinitaria dall’altro, Johannes Kepler, Marin Mersenne e Athanasius Kircher ricercano nella creazione i segni del modello armonico divino, mostrando l’utilité de l’harmonie nell’ambito della metafisica, della religione, della filosofia morale e di quella naturale.

Definita da Cartesio vis activa della realtà, nel Seicento l’armonia dà vita a diversi modelli cosmologici. La tradizione ermetica è rappresentata dal medico rosacrociano Robert Fludd, alle cui vaghe analogie si contrappongono le ellissi armoniche di Kepler, generate dal confronto tra aspetti quantitivi dei moti orbitali. Con l’Autore dell’Harmonice Mundi si realizza il passaggio dall’armonia statica del cosmo copernicano a quella dinamica della fisica celeste: a ogni pianeta è attribuito un intervallo musicale (non più una singola nota), corrispettivo sonoro della variazione di velocità del moto di rivoluzione. I precisi calcoli matematici alla base del concerto razionale dei pianeti poggiano su una concezione metafisica dell’armonia: la corrispondenza è infatti stabilita tra la struttura fisica dell’universo e l’archetipo geometrico-musicale divino, a sua volta coessenziale e coeterno a Dio.

Scaturisce invece dall’osservazione di come l’universo è de facto l’armonia del cosmo galileiano. Galileo abbandona la chimera del modello tolemaico – sproporzionatissimo, al pari della Gerusalemme di Tasso –, descrivendo una fabrica ove l’ordine non dipende più dalla collocazione dei corpi in base ai propri luoghi naturali: l’ordo è armonico (nel senso etimologico del verbo harmozein) poiché si configura come sistema di proporzioni tra variabili quantitative della realtà fisica e di relazioni tra parti diverse costituenti un’unità (uni-versum).

* Natacha Fabbri è dottore di ricerca in filosofia alla Scuola Normale