I meccanismi neuronali alla base della memoria spaziale degli animali

Intervista a sale Li studierà Alessandro Sale, postdoc in Neurobiologia alla Scuola Normale, chiamato dal Centre for the Biology of Memory, in Norvegia. Tra neurobiologia ed etologia un periodo di intenso lavoro e di ricerca a pochi chilometri dal circolo polare artico in uno dei Centri di Eccellenza stabiliti dal Research Council della Norvegia.

di Andrea Pantani



Soddisfatto per questa opportunità?

Sicuramente. Per me si tratta di un grande risultato, visto che sono veramente pochi i ricercatori che riescono a far parte del Centre for the Biology of Memory di Trondheim: circa uno studente su 200.

Come è stato contattato dal laboratorio norvegese?

L’iter, in questi casi, è più o meno standard. Ho scritto personalmente al direttore, il Prof. Edvard

Moser, parlandogli dei miei interessi e allegando un curriculum. Lui ha chiesto al prof. Maffei, direttore del laboratorio di Neurobiologia della Normale, una lettera di presentazione e raccomandazione sul mio conto. Poi ho fatto visita al laboratorio norvegese, tenendovi un seminario sul mio lavoro e risultati alla Scuola, e sostenendo un lungo colloquio. Mi hanno infine accettato per un post-doc, che comincerò il 16 agosto 2006, senza interrompere la mia posizione alla Scuola Normale.

Su cosa verte la sua ricerca attuale, quella nel Laboratorio di Neurobiologia del prof. Maffei?

Il nostro laboratorio ha una fama internazionale nel campo della plasticità del sistema nervoso, cioè della capacità dei neuroni di rispondere all’influenza dell’esperienza. Le moderne neuroscienze hanno infatti dimostrato che il sistema nervoso centrale è notevolmente plastico nella prima infanzia dell’animale e dell’uomo e che questa proprietà può mantenersi, anche se in scala ridotta, nell’adulto.

Cosa significa “plasticità”?

Significa che il sistema nervoso risponde con cambiamenti a livello della sua struttura anatomica e fisiologica agli stimoli sensoriali del mondo esterno. Si può osservare, ad esempio, che nei primi mesi di vita la mancanza prolungata di esperienza visiva in uno od entrambi gli occhi porta a permanente danneggiamento della visione. Allo stesso modo, se il cervello viene sottoposto ad una esperienza sensoriale arricchita, la sua struttura e funzione cambia. Ecco, la mia attività specifica all’interno del Laboratorio si inquadra, sempre per quanto concerne il sistema visivo di modelli animali, nello studio dell’arricchimento ambientale sullo sviluppo e la plasticità del sistema nervoso centrale.

Che ricadute mediche hanno queste ricerche?

Lo studio dei meccanismi alla base della plasticità è rilevante durante lo sviluppo, per favorire processi di maturazione in ritardo, e nell’adulto, perché rende possibile riaprire finestre di plasticità in età avanzata, favorendo così il recupero da danni al sistema nervoso.

Quali sono le caratteristiche scientifiche peculiari del Centre the Biology of Memory?

Essenzialmente due. E’ il centro leader nel mondo per lo studio del funzionamento del cervello da animale sveglio. Ed è il centro più qualificato a livello internazionale per gli studi delle basi cellulari della memoria spaziale. Ciò che più lo contraddistingue, inoltre, oltre all’elevatissimo livello tecnologico, è l’approccio multidisciplinare che viene usato, basato sull’integrazione fra studi comportamentali e sofisticate analisi elettrofisiologiche.

Ci può descrivere in breve un esempio di attività di ricerca che andrà a svolgere?

Una premessa. Nel Centre for the Biology of Memory di Trondheim l’attività dei singoli neuroni degli animali è registrata tramite elettrodi sottilissimi cronicamente impiantati nel cervello. Ciò è possibile tramite l’impiego di tecniche modernissime di elettrofisiologia, presenti in pochi laboratori al mondo e ancora poco (quasi per niente) diffuse in Italia. Il mio compito sarà quello di registrare in maniera assolutamente fisiologica l’attività dei centri nervosi mentre l’animale si “comporta” normalmente, cioè esplora l’ambiente o è impegnato in compiti di memoria e apprendimento. Una esperienza che servirà ad allargare le mie competenze nel campo della plasticità neuronale studiando altri centri del cervello (l’ippocampo e la corteccia entorinale, anzichè il sistema visivo, come ho fatto fino ad ora) e imparando tecniche molto avanzate, che saranno di complemento a tutte quelle già imparate qui a Pisa, che sono tante.

Ci sono altri motivi che la spingono a questa esperienza norvegese?

C’è anche una ragione di interesse legata proprio all’oggetto di studio nel nuovo laboratorio. Sono molto appassionato di orientamento e navigazione degli animali, essendomi occupato a lungo dei meccanismi di orientamento di animali marini, come le tartarughe marine. Ho sempre avuto il desiderio, quasi il sogno, di unificare i due miei campi di studio, cioè la neurobiologia (plasticità neuronale) e l’etologia (orientamento e navigazione). Quale modo migliore per farlo che studiare la neurobiologia della memoria spaziale, delle mappe cognitive spaziali?