“Il giardino delle rotelle mancanti”. Alla Normale l’opera che ricorda cento date di follia umana. Si inizia con il 14 luglio 1938

Pisa, 20 settembre 2018. I rettori dell’Università italiana sposano il progetto di far circolare negli atenei del paese l’opera d’arte “Il giardino delle rotelle mancanti”, che gli artisti Ornella Ricca e Pietro Spagnoli hanno realizzato all’interno della chiostra del Palazzo della Carovana, sede della Normale a Pisa, per ricordare i momenti di follia della storia umana. Cento rotelle arrugginite e consumate dal tempo appese a steli di ferro ricordano altrettante date in cui il genere umano ha perso una rotella, in senso negativo e positivo.

La prima data messa alla base di una delle steli è il 14 luglio 1938, giorno della pubblicazione del “Manifesto della razza”, che in Italia anticipò di poche settimane, giustificandola teoricamente, la promulgazione delle leggi raziali. Le altre 99 date in cui la specie umana è uscita di senno verranno cercate e selezionate attraverso un “concorso” tra studenti.

Oggi “Il giardino delle rotelle mancanti” è stato mostrato a tutti i rettori e i delegati universitari d’Italia, in un momento della riunione Crui che si è svolta eccezionalmente alla Scuola Normale. Il presidente della Crui, Gaetano Manfredi, rinnovato in carica per il secondo mandato, ha proposto di far circolare nelle varie sedi italiane l’opera di Ricca e Spagnoli, perché il maggior numero di persone possa riflettervi. Il prof. Michele Emdin, nipote di uno dei docenti dell’Università di Pisa espulsi in seguito alla promulgazione delle leggi raziali, Naftoli Emdin, ha voluto ringraziare gli artisti per aver scelto come prima data da ricordare quella della pubblicazione del manifesto della razza.

“L’idea – ha detto il Direttore della Normale, Vincenzo Barone – è di mettere quanto prima anche una data positiva e di colorare la rotella corrispondente, mentre resteranno arrugginite le rotelle con date che ricordano episodi terribili. La storia umana non è costellata solo di barbarie come quella che noi tutti ricordiamo oggi”.

“Si tratta di un giardino itinerante, che ricerca luoghi dove l’intelligenza non sia separata dalla coscienza, adatti a coltivare la sinergia tra arte e scienza, tra competenze e conoscenze – dicono i due artisti -. Vogliamo che l’installazione sia in luoghi dove persone dotate di visione e capacità di individuare questi momenti critici suggeriscano originali tracce di studio, d’interpretazione e di ricerca, per organizzare il passato in funzione del presente e del futuro, creando un patrimonio prezioso, un granaio da cui attingere in previsione del duro inverno che ci aspetta”.