Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza a Salvatore Settis

Il direttore della Normale ha ricevuto il riconoscimento dal rettore dell’Università di Padova, Vincenzo Milanesi e dal Preside della Facoltà di Giurisprudenza Gherardo Bergonzini, il 20 novembre, nell’aula magna del Palazzo del Bo. Tra le motivazioni del conferimento, gli scritti di Settis in difesa dei beni culturali, che assumono un valore anche giuridico.

«I numerosi scritti con i quali il prof. Salvatore Settis ha condotto in questi ultimi anni la sua appassionata battaglia in difesa del patrimonio culturale del nostro Paese, assumono rilievo non solo dal punto di vista vista politico-sociale e da quello economico, ma anche dal punto di vista giuridico; si tratta infatti di scritti che meritano l’attenzione sia dei cultori del diritto costituzionale, sia degli studiosi del diritto amministrativo». Questo uno dei passaggi più significativi con i quali il consiglio di facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Padova ha motivato il conferimento della laurea ad honorem in Giurisprudenza al direttore della Normale e Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali, Salvatore Settis.

Pubblichiamo alcuni altri momenti della motivazione.

«Secondo Settis il bene culturale in Italia deve restare pubblico perché esso svolge “testimonianza avente valore di civiltà”, in linea con quanto recitano le sentenze della Corte Costituzionale e in sintonia con quanto testimonia la storia delle nostre città, da Firenze a Roma a Venezia, e loro reggitori, dai Medici ai Papi ai Dogi. Questo è un continuum che tutt’oggi è vivificato dall’utilizzo quotidiano di molti dei nostri monumenti, non relegati a vecchi contenitori da visitare come turisti.

Ma il binomio pubblico/privato va oltre il significato storico-culturale per addentrarsi nella tematica economica dove la proprietà pubblica dovrebbe abbinarsi all’impegno privato e all’efficienza dell’amministrazione. Settis indica infatti come la presenza già cospicua dei privati dovrebbe sempre più affiancarsi all’impegno pubblico mediante lasciti e donazioni da incentivare con agevolazioni fiscali e non via-privatizzazioni a compenso di disastrati conti pubblici. Ma al tempo stesso l’amministrazione dovrebbe uscire da un’endemica insufficienza gestionale, ingessata da pratiche burocratiche e da personale impreparato e scarso. Avendo ben presenti queste problematiche, Settis non si stanca di raccomandare maggior armonia tra Stato e mercato e maggior preparazione tecnica degli operatori pubblici del settore dei beni culturali per mantenere e vitalizzare il nostro patrimonio artistico unico al mondo».

«Di particolare interesse sono, in primo luogo, le riflessioni che Settis svolge sull’art. 9, comma secondo, della vigente Costituzione italiana (“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”), argomentando per la necessità della permanenza di una proprietà pubblica dei beni culturali – proprietà pubblica intesa come garanzia al popolo sovrano del diritto sui principali beni culturali – e sottolineando il particolare rapporto che esiste in Italia tra i monumenti, le opere d’arte, i musei, le raccolte, da una parte, ed il contesto cittadino e territoriale in cui il bene culturale è collocato, dall’altra. Settis evidenzia come il collegamento tra il patrimonio culturale e le singole realtà locali sia frutto della nostra storia e valga a giustificare il nostro tradizionale sistema di tutela, che, pur bisognoso di innovazioni, mantiene una validità di fondo. Muovendo da tali premesse e dopo aver messo in luce come sistemi diversi dal nostro, a cui in tempi recenti si è spesso guardato acriticamente come modelli da imitare nascano da realtà storiche e sociali molto differenti, Settis svolge nei suoi scritti tanto un accurato esame delle nostre strutture amministrative (ministero dei beni culturali, uffici centrali, soprintendenze), evidenziandone limiti e difficoltà ma anche pregi e capacità, quanto interessanti riflessioni sul corretto modo di impostare il rapporto tra lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici locali coinvolti nella tutela e gestione del patrimonio culturale. Né può essere dimenticata la particolare attenzione dedicata da Settis all’individuazione dei modi e dei limiti nei quali può intervenire una utile collaborazione tra la pubblica Amministrazione ed i soggetti privati nella gestione dei beni appartenenti al nostro patrimonio culturale».

«Non occorre sottolineare il rilievo che tutto ciò assume in vista della elaborazione di una valida ed efficace disciplina dei beni culturali, anche sotto il profilo del riparto della relativa potestà legislativa e regolamentare e della predisposizione di appropriata organizzazione amministrativa (statale e non statale). Settis ha anche dedicato ampia parte delle sue indagini all’analisi dei testi normativi che sono stati prodotti in Italia negli ultimi anni, conducendo una critica serrata tanto a soluzioni e impostazioni accolte da testi voluti dai governi di centro-sinistra, quanto a quelle di testi dovuti al governo di centro-destra, evidenziando le incongruenze e i pericoli insiti negli uni e negli altri proprio sotto il profilo della conservazione del patrimonio culturale. A questo riguardo, sembra sufficiente ricordare, in particolare, le considerazioni con cui Settis dimostra la “falsità” di talune formule ormai entrate nel linguaggio comune ed in quello legislativo (valga il solo esempio della pretesa di distinguere la “tutela” dalla “valorizzazione” del bene culturale, distinzione entrata persino nell’art. 117 della Costituzione con la riforma del Titolo V, Parte II, operata con la legge cost. n. 3 del 2001). Sono infine un apprezzabile contributo agli studi giuridici anche le riflessioni che Settis ha svolto e continua a svolgere nell’analisi del “Codice dei beni culturali e del paesaggio” (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) e delle modifiche di recente apportate a detto Codice con i decreti legislativi n. 156 e n. 157 del 2006».

«Accettando la recentissima carica di Presidente del Consiglio Superiore dei Beni Culturali il prof. Settis, si è dichiarato pronto ad operare nello spirito e nell’osservanza dell ‘art. 9 della Costituzione sulla tutela del patrimonio culturale pubblico proponendone l’inalienabilità, congiunta ad una “fiscalità di vantaggio” per i privati che intendano devolvere contributi ai Beni culturali e corredata dall’assunzione “di giovani di altissimo livello” per alcune Sopraintendenze carenti di adeguate competenze.

Anche per il suo impegno civile, oltre che per gli alti meriti scientifici, la Facoltà di Giurisprudenza dell’Ateneo Patavino avanza formalmente la proposta di conferimento della Laurea Honoris Causa in Giurisprudenza al prof. Salvatore Settis». (a.p.)