Si chiama SNaP, l’innovativa tecnologia per studiare le malattie neurodegenerative, frutto della collaborazione tra Cnr-In e Scuola Normale Superiore. Dello studio, pubblicato sulla rivista Journal of Nanobiotechnology, è stato co-corresponding author Antonino Cattaneo, scomparso il 29 giugno scorso.

 

PISA, 22 luglio 2026. Comprendere cosa accada all’interno dei neuroni nelle fasi iniziali di malattie neurodegenerative, come l’Alzheimer e altre forme di demenza, rappresenta una delle principali sfide della ricerca per approntare adeguate strategie terapeutiche.

Uno studio dell’Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa (Cnr- In) e del Laboratorio Bio@SNS della Scuola Normale Superiore, pubblicato sulla rivista Journal of Nanobiotechnology, presenta SNaP: una nuova nanobiotecnologia che permette di raccogliere e analizzare i microRNA direttamente dai neuroni, senza danneggiarli. I microRNA sono piccole molecole che regolano l’attività di numerosi geni, e hanno attirato negli ultimi anni crescente interesse come possibili biomarcatori, cioè molecole biologiche la cui presenza o variazione può fornire informazioni fondamentali come, per esempio, l’evoluzione di una malattia. Cristina Di Primio, ricercatrice del Cnr-In, è la coordinatrice dello studio a cui ha collaborato  come co-corresponding author Antonino Cattaneo, scomparso lo scorso 29 giugno, per molti anni professore ordinario di Fisiologia alla Scuola Normale, tra i più importanti studiosi dell’Alzheimer.

 Il problema dello studio dei marcatori microRNA era sempre stato quello della necessità di “rompere” le cellule nervose ed estrarne il contenuto, perdendo così la possibilità di seguirne l’evoluzione nel tempo. Con la nuova tecnologia invece, le cellule nervose vengono istruite per produrre le nanoparticelle SNaP (Synthetic Nanoparticles for MiRNA Profiling) che legano i microRNA e li trasportano esternamente nel terreno di coltura cellulare: da qui, i ricercatori possono isolare e studiare i microRNA senza danneggiare i neuroni che li hanno prodotti.

«SNaP si auto-assembla all’interno dei neuroni, aggancia i microRNA presenti in specifici compartimenti subcellulari e viene poi rilasciata nel mezzo di coltura. Da lì possiamo raccoglierla e analizzare il contenuto di microRNA senza danneggiare le cellule che l’hanno prodotta» spiega Cristina Di Primio.

Oltre a evitare la distruzione delle cellule, questa tecnologia permette di raccogliere informazioni dagli stessi neuroni più volte nel tempo. Si apre così la possibilità di osservare come cambiano i microRNA durante l’evoluzione di una malattia, seguendo lo sviluppo di processi che finora potevano essere studiati solo in modo statico.

La ricerca rappresenta un esempio di come le nanotecnologie possano offrire nuovi strumenti per comprendere i meccanismi molecolari alla base delle malattie neurodegenerative. Sebbene SNaP non rappresenti ad oggi una terapia, la possibilità di studiare i microRNA con questa tecnologia potrebbe contribuire in futuro all’identificazione di nuovi biomarcatori e allo sviluppo di approcci terapeutici per patologie come l’Alzheimer e altre forme di demenza.

«Antonio Cattaneo ha seguito e sostenuto questo lavoro fin dai suoi inizi. Questo risultato è anche parte della sua eredità scientifica», è il commento del Direttore del Laboratorio BIO@SNS della Scuola Normale, Tommaso Pizzorusso.