Professore della New School for Social Research, nipote di sopravvissuti allo sterminio nazista, Boehm immagina una convivenza tra israeliani e palestinesi oltre l’identità, le appartenenze, le narrazioni che paralizzano ogni possibilità politica. Mercoledì 4 marzo, ore 18.00, per il ciclo La Normale delle idee.
Martedì 3 marzo 2026. Mercoledì 4 marzo alle ore 18 “La Normale delle idee” ospita il professor Omri Bohem, filosofo israeliano-tedesco della New School for Social Research di New York, nipote di sopravvissuti allo stermino nazista, sostenitore dell’idea di un bi-nazionalismo nel contesto israelo-palestinese, ovvero di un unico Stato politico in cui ebrei e palestinesi sia cittadini con pari diritti.
La conferenza del professor Böhm, dal titolo “Thinking Bi-Nationalism Today. Federative Israeli-Palestinian Politics amid the Genocide Accusation” (Riflettere sul bi-nazionalismo oggi. La politica federativa israelo-palestinese tra le accuse di genocidio) è aperta a tutto il pubblico interessato.
L’idea di un unico Stato per due nazioni non è nuova: già il movimento Ihud, prima della nascita di Israele nel 1948, propose un futuro politico condiviso per ebrei e arabi in Palestina, basato su uguaglianza politica ed etnica. Omri Bohem negli ultimi anni ha sostenuto una visione critica sia della soluzione dei “due Stati” che della preservazione dell’attuale identità ebraica come fondamento esclusivo dello Stato israeliano, proponendo - soprattutto nel libro Haifa Republic: A Democratic Future for Israel (2021)- una Repubblica di Haifa, ovvero una sorta di confederazione che mantenga spazi di autonomia per entrambi i popoli.
Nel suo ultimo lavoro, Radical Universalism: Beyond Identity (2025 – tradotto in italiano come Universalismo radicale – Oltre l’identità), interroga Kant, la tradizione ebraica e i fondamenti dell’universalismo e, partendo dall’idea che la politica debba fondarsi su principi che proteggano gli esseri umani come tali oltre le appartenenze nazionali e religiose, mette in discussione entrambe le narrative «identitarie», sia quella sionista che quella palestinese radicale, e propone una visione che guarda più a diritti umani universali che alle identità collettive.

