Un gruppo di ricerca internazionale propone una misura che aggira il problema della quantificazione asintotica. Primo autore della ricerca, pubblicata su Nature Physics, è Ludovico Lami della Normale di Pisa.
PISA, 13 marzo 2026. L’entanglement, uno dei fenomeni più affascinanti previsti dalla meccanica quantistica, è alla base del funzionamento dei computer quantistici. Nonostante sia noto da più di 90 anni, rimane difficile da quantificare e manipolare. Alla radice di questa difficoltà c’è il fatto fondamentale che molte proprietà dell’entanglement si rivelano soltanto nel limite asintotico, ovvero quando si hanno a disposizione molte copie di un sistema quantistico, e tale limite è molto difficile da caratterizzare matematicamente.
In un nuovo lavoro internazionale, di cui la prima firma è del fisico Ludovico Lami della Scuola Normale Superiore, appena pubblicato su Nature Physics, viene proposta una nuova misura di entanglement che aggira questo problema della quantificazione asintotica. È infatti la prima misura di entanglement nota che caratterizzi uno dei suoi aspetti operazionali — ovvero che risponda a una domanda del tipo “cosa posso fare con questo stato entangled?” — e che sia allo stesso tempo efficientemente calcolabile, senza necessità di ricorrere al limite asintotico.
«Questa nuova misura di entanglement – spiega Lami – acquista un significato operazionale nell’ambito dell’entanglement testing, che a sua volta è una componente fondamentale del nuovo ambito delle tecnologie quantistiche. Semplicemente, l’entanglement testing consiste nel testare se un dispositivo per la generazione di stati entangled funziona come previsto oppure no, per esempio perché è difettoso (o perché è stato manomesso). La nostra nuova misura di entanglement risponde alla domanda “qual è la probabilità asintotica di un falso positivo, ovvero di scambiare un dispositivo che funziona correttamente per uno difettoso?”»
Il lavoro, che si intitola “Asymptotic quantification of entanglement with a single copy”, è stato pubblicato in collaborazione con Mario Berta (RWTH Aachen, Germania) e Bartosz Regula (RIKEN Tokyo, Giappone).

