Lucrezia Arianna ha rinvenuto alla Dr Speck Literaturstiftung di Colonia, presso cui era custodito, l’originale manoscritto della missiva che il poeta recanatese scrisse all’editore Stella sulle Operette morali il 31 maggio 1826.

 

PISA, 4 giugno 2026. Una lettera autografa di Giacomo Leopardi, datata Bologna 31 maggio 1826 e indirizzata all’editore Antonio Fortunato Stella, è stata recentemente rintracciata presso una istituzione culturale in Germania, la Dr Speck Literaturstiftung di Colonia, dall’allieva del corso di perfezionamento della Scuola Normale Lucrezia Arianna, impegnata nello studio del fondo di manoscritti e incunaboli petrarcheschi conservato dalla fondazione. La missiva era conservata nelle collezioni dell’istituzione, ma non risultava adeguatamente catalogata né studiata, rimanendo di fatto invisibile alla ricerca.

La lettera è nota agli studiosi perché contiene una delle più celebri dichiarazioni di Leopardi sulla pubblicazione delle Operette morali. Rispondendo a Stella, che aveva suggerito di pubblicarne alcuni brani in una rivista, il poeta si oppone con fermezza all’idea di una diffusione frammentaria dell’opera, come si fa con le «opere di un momento, e fatte per durare altrettanto». Lo scritto, di cui adesso Arianna ha pubblicato l’edizione, testimonia un momento decisivo nella storia editoriale di uno dei capolavori della letteratura italiana.

In origine il documento faceva parte di un gruppo di lettere leopardiane custodite dagli eredi di Stella e successivamente trasmesse a Prospero Viani per la preparazione dell’Epistolario di Leopardi. A partire da questo momento, l’autografo uscì gradualmente dai circuiti archivistici tradizionali, seguendo il destino di molte carte leopardiane passate nel mercato antiquario. All’inizio del Novecento la lettera risulta appartenere ad Arturo Toscanini, che ne consentì la consultazione tramite copie agli studiosi impegnati nell’edizione dell’epistolario leopardiano. Con ogni probabilità, il documento rimase per diversi decenni nella collezione della famiglia del celebre direttore d’orchestra. Soltanto agli inizi degli anni Duemila l’autografo è riemerso, comparendo in una serie di aste internazionali tra Londra, Boston e infine Torino, ultima tappa del percorso della lettera prima che il medico e bibliofilo tedesco Reiner Speck, tramite la società berlinese J.A. Stargardt, l’acquistasse a partire dal 2017 e conservasse presso la propria fondazione di Colonia.

Il ritrovamento quindi consente di restituire una precisa collocazione a un originale autografo che le più recenti edizioni dell’epistolario consideravano disperso e, al tempo stesso, permette di ricostruire quasi due secoli di storia del documento, seguendone il percorso dagli archivi dell’editore Stella alle collezioni private contemporanee. L’edizione e lo studio dell’autografo sono apparsi in: Lucrezia Arianna, «Leopardi e il suo editore: una lettera autografa ritrovata», Studi di filologia italiana, 83 (2025), pp. 337-347; link.

Lucrezia Arianna è perfezionanda di Italianistica e filologia moderna alla Scuola Normale, in particolare è studiosa di letteratura italiana del rinascimento. Il suo progetto di ricerca prevede l’edizione critica de L’Espositione ai Trionfi di Francesco Petrarca (composta tra il 1466 e il 1469), il monumentale commento dell'umanista e medico senese Bernardo Ilicino (Bernardo Lapini) dedicato a Borso d'Este, una ricerca con ricadute anche sul versante della ricezione del poema petrarchesco, di cui descrive anche i contesti di fruizione.


 

Galleria video e immagini