Grazie agli spettrografi HARPS ed ESPRESSO in Cile un team internazionale di ricercatori, tra cui Fabio Del Sordo della Scuola Normale, ha confermato la presenza di una Super Terra in orbita attorno alla stella GJ 887. L’articolo è pubblicato su Astronomy & Astrophysics.

 

PISA, 24 marzo 2026. A circa 10.7 anni luce di distanza da noi è stata confermata la presenza di un pianeta che può presentare caratteristiche simili a quelle della Terra. Si tratta del pianeta extrasolare denominato GJ 887d, che teoricamente potrebbe ospitare acqua liquida sulla sua superficie e non essere inondato da eccessive tempeste stellari, due condizioni essenziali per il potenziale sviluppo della vita così come la conosciamo.

A scoprire e descrivere questo oggetto cosmico, uno dei più simili alla Terra finora trovato, è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell’Istituto per l’Astrofisica e la Geofisica (IAG) dell’Università di Gottinga, che vede convolto anche il gruppo di Cosmologia della Scuola Normale con Fabio Del Sordo, astrofisico che è anche affiliato INAF tramite l’Osservatorio di Catania. Lo studio è stato possibile grazie ai dati degli spettrografi HARPS ed ESPRESSO, posizionati in Cile, progettati per la caccia agli esopianeti tramite il metodo delle velocità radiali (o metodo Doppler), entrambi sviluppati sotto l’egida dell’Osservatorio Europeo Australe (ESO). L’articolo è stato pubblicato recentemente su Astronomy & Astrophysics.  

«Il pianeta scoperto intorno alla stella GJ887 era stato individuato già nel 2020 e ora con i nuovi dati a disposizione ne è stata confermata l’esistenza – spiega Del Sordo -. Il segnale identificato mostra che si muove su un’orbita di circa 50 giorni. È molto interessante anche perché può avere caratteristiche simili a quelle di pianeti del nostro Sistema Solare. Stiamo parlando di un sistema che non si trova a distanze siderali, ma solo 6 anni luce più lontano rispetto a Proxima Centauri, quello più prossimo a noi». Insieme alla conferma di GJ 887d gli scienziati hanno rilevato la presenza di un altro pianeta su un’orbita di poco più di 4 giorni, e identificato traccia di un ulteriore pianeta che orbita in 2 giorni. Si tratta quindi di un sistema che comprende in totale 4 o 5 pianeti attorno ad una stella che in astrofisica viene definita nana di tipo rosso, più fredda e con una massa di circa la metà di quella del Sole.

«È una stella interessante – spiega Del Sordo-, non solo perché tra le più vicine al nostro Sole, ma anche perché non presenta una eccessiva produzione di tempeste stellari, o di venti che inondano di fortissime radiazioni i pianeti che orbitano intorno ad essa, a differenza per esempio di Proxima Centauri, anch’essa una nana rossa, che ha un’attività magnetica enorme, che non consentirebbe la presenza di vita».

A rendere il corpo celeste particolarmente affascinante vi è inoltre il fatto che si tratta si tratta dell'esopianeta più vicino alla Terra tra quelli posizionati nella cosiddetta zona abitabile, determinata dalla distanza su cui si sviluppa l'orbita planetaria. Così spiega Del Sordo anche questa caratteristica.

«Con la distanza che intercorre tra GJ887 e GJ 887d in teoria sarebbe possibile la presenza di acqua allo stato liquido sulla superficie. Tutto questo, ovviamente, va detto con un grosso punto interrogativo perché non conosciamo la composizione atmosferica e le dimensioni reali del pianeta, sappiamo solo che ha una massa che è almeno sei volte superiore a quella della Terra. Pur in questo quadro di incertezza, rimane il fatto che GJ887d è uno dei pianeti più interessanti mai scoperti proprio perché, tra quelli posizionati in una zona abitabile, è quello più vicino alla nostra Terra».

E tuttavia, anche con l’oggetto più veloce mai costruito, l’uomo impiegherebbe più di 17.000 anni per raggiungere questa potenziale nuova Terra.


 

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